Appena rientrato dalla Mezzamaratona di Bergamo, apprendo da un breve flash del direttore che il clima ha fatto una strage alla 100 km del Passatore: non mi meraviglio, queste temperature infernali si sono abbattute sui nostri organismi ancora non acclimatati e il risultato era inevitabile: mi dispiace per i podnettari che per una sfortunata combinazione meteorologica si sono dovuti ritirare, ma non ci sono motivi per farsene una colpa, hanno tutte le giustificazioni del caso. Anch’io nel mio piccolo, piccolissimo, microscopico (al confronto) percorso bergamasco ho visto i sorci verdi e rischiato il colpo di calore.

Non pensavo di incontrare facce conosciute, invece al ritiro pettorale incrocio un Chioma sempre in gran forma e con velleità cronometriche che anche questa volta, considerando le condizioni ambientali, sono state appagate.

Poi, pochi minuti prima della partenza, incontro il bergamasco di adozione Carlos che ha deciso di partecipare nonostante il dolore del piede che lo tormenta.

Salutiamo anche il mitico Sir Marathon, oggi presente solo in veste di spettatore in quanto, per contratto di pseudonimo, corre solo le 42 km ; e la novità di quest’anno nella capitale orobica è che la maratona non viene più disputata, gli organizzatori si sono concentrati solo sulla mezza.

Oggi si capisce subito che sarà molto dura: alle 9 del mattino si suda già stando fermi al sole, per fortuna la percentuale di umidità non mi sembra altissima, visto che all’ombra si può resistere, nonostante i 30 gradi. Peccato che l’85% del percorso sia tutto esposto al martellamento implacabile della nostra amata stella. Di chiudere sotto le 2 ore per il sottoscritto non se ne parla proprio, sarà già un successo portare a casa la pelle, se ripenso che solo un mese fa a Padova si correva a 12 gradi, con pioggerellina gelida annessa, mi viene da piangere per la nostalgia…

Comunque sia, alle 9 in punto inizia l’annunciato supplizio: i primi km li corro insieme a Carlos chiacchierando anche su come sarà andato il Passatore per i nostri amici: nessun dubbio che Sabrina taglierà il traguardo, il caldo non doma le pantere.

Poi Carlos rallenta, e io rimango da solo sino alla fine: il primo giro è tutto sommato accettabile, ma io già immagino tra un ora come sarò abbrustolito.

Mentre sto terminando i primi 10,5 km mi meraviglio del fatto che i primi non mi abbiano ancora doppiato: detto, fatto! Lo spostamento d’aria di una freccia nera mi fa barcollare: per un breve tratto sono da solo dietro di lui, e mi becco qualche battuta degli spettatori “Dai che sei secondo, forza che lo becchi”

Poi, dopo le 10, la temperatura si impenna ancora e io, come da copione, mi trascino al traguardo allungando anche il percorso: non seguo infatti la linea blu, ma la linea d’ombra, anche a costo di zigzagare da una parte all’altra della strada. Negli ultimi 2 km vedo qualche concorrente steso a terra per inevitabile collasso da calore o da disidratazione: a proposito dei rifornimenti, devo dire che mi sarei aspettato di trovare anche integratori salini e non solo acqua: d’accordo che, se vogliamo essere fisiologicamente puntigliosi, i sali minerali in una mezzamaratona non sono strettamente necessari né tanto meno indispensabili, però per molti concorrenti (uno a caso: il sottoscritto) sono molto graditi e utilizzati.

Scorgo in lontananza la sagoma del traguardo, sinonimo di salvezza per i miei martoriati neuroni, “overclockati” dall’arsura, e solo in quell’istante ho la certezza di poter terminare la mia gara. Quando odo il beep del rilevatore chip, il mio cronometro segna 2h10’, tempo che definire mediocre è un eufemismo, ma oggi non potevo realmente dare nulla di più…

Termino questa breve cronaca, non voglio tediarvi oltre, sapendo benissimo che tutti noi siamo impazienti di leggere i ben più  avvincenti racconti dei reduci del Passatore!

Per quel che mi riguarda, con la mezza di Bergamo iniziano i miei consueti tre mesi sabbatici lontano dalle corse, in attesa che il clima torni a livelli per me più sopportabili.