Con questa descrizione ufficiale degli organizzatori, e dopo averne sentito sempre ben parlare dagli amici che vi hanno partecipato, desideroso di riscattarmi dopo la deludente prova di Padova decido di iscrivermi alla 7^ edizione della Maratona del Custoza a Sommacampagna, ridente cittadina delle colline veronesi…

Non gradisco molto i tracciati di gara con altimetria accentuata; già Reggio Emilia per me è dura, ma qui la descrizione ufficiale parla chiaro: “Percorso ondulato, non impegnativo…”, quindi vado tranquillo. Oggi sarà una grande giornata, una rilassante passeggiata tra le sinuose e lievemente ondulate colline del Custoza; l’unico impegno sarà quello richiesto agli occhi per ammirare il dolce panorama…

Anche il clima sembra darmi un aiuto: dopo essere stato arrostito per benino nella maratona del Santo, oggi è prevista una temperatura sopportabile, addirittura con pioggia nelle prime ore del mattino.

Arrivo a Sommacampagna dopo un’ora e un quarto di automobile dal casello autostradale di Milano est; il parcheggio per la maratona è subito all’uscita del casello e in meno di 5 minuti - dopo essere uscito dalla Milano-Venezia - sono già con il pettorale in mano: mai successo. Comodità ed organizzazione assolute, iniziamo bene.

Piove, e questo non può che rendermi felice; adoro correre sotto l’acqua in primavera, mi sembra di usufruire di un inesauribile punto di spugnaggio; e poi, quella descrizione rilassante e promettente che mi ripeto come una cantilena: “percorso ondulato ma non impegnativo…”. Vai Sciancato, oggi è la tua grande occasione…

Pochissimi minuti prima della partenza non c’è ancora quasi nessuno sotto lo striscione dello start, così mi ritrovo involontariamente ad essere tra le primissime posizioni al via, cosa anche questa mai successa: rischierò di essere travolto dai veri runners. Sono in compagnia di Claudio55 e Fast; quest’ultimo è l’unico che sarebbe autorizzato a partire in quella posizione, ma in questo clima di famiglia non ci formalizziamo: partiremo insieme, poi Claudio ed il sottoscritto si faranno da parte per non intralciare gli altri.

Si parte. La pioggerellina è deliziosa, il clima tra i concorrenti molto amichevole; sarà una bella festa, già me la sto gustando; e poi il percorso è “non impegnativo”, devo solo rilassarmi e lasciarmi cullare dalle colline ondulate…

I primi chilometri vanno via lisci come l’olio; chiacchiero con Claudio e un altro amico di gara, mi godo i bei panorami, tutto come previsto. E’ vero che alcuni amici del sito mi avevano avvisato di partire prudente, perché la seconda parte del percorso avrebbe riservato alcune sorprese, ma io voglio approfittare del clima fresco e non rallento, anche perché le previsioni dicono che durante la mattinata le nuvole si faranno da parte e il sole si conquisterà il ruolo che gli spetta, cioè picchiare in testa ai maratoneti… E poi, che sorprese mi possono capitare? Al massimo, panorami ancora più mozzafiato di quelli che già sto ammirando. Di cosa mi devo preoccupare? Il percorso è ufficialmente “ondulato, non impegnativo…”.

Dopo qualche chilometro mi affianca Max Cortella: sapevo che sarebbe stato presente al via per salutare i vecchi amici, ma non pensavo di trovarlo in gara così presto, dopo il grave infortunio che lo aveva tenuto ai box per parecchi mesi. Percorriamo quasi un km affiancati (cosa che non potrà più ripetersi) e sono contento di trovarlo in buona forma e rilassato: mi dice che vuole coprire solo una parte del percorso per sgranchirsi le gambe, ma, conoscendolo, so già che quando Max indossa un pettorale competitivo difficilmente si ferma. Poi io rallento, perché quello che per lui è un ritmo da passeggio pomeridiano per lo shopping, per me è sempre troppo veloce…

Senza grossi affanni, giusto cambiando il ritmo nei tratti in leggera ascesa per non stancarmi più di tanto, arrivo al passaggio di metà gara situato lungo le sponde del fiume Mincio: devo confessare che la vista è veramente splendida, i paesaggi di questa maratona sono tutti da cartolina, indimenticabili. Nel frattempo sono rimasto da solo. I raggi dell’astro celeste si preparano a picchiare sempre più forte e le gambe iniziano a risentire del continuo saliscendi, ma il crono di 2h03’ alla mezza dice che sono comunque in linea con un tempo che mi ero prefissato intorno alle 4h15’.

Sono proprio curioso di gustarmi le sorprese degli ultimi 21 km , quando lungo un percorso “ondulato, non impegnativo”, e con già nelle narici il profumo della medaglia che mi aspetta, mi inebrierò con le paradisiache visioni delle dolci colline del Custoza.

Al ristoro del 25° incontro Sara74, veterana di questa maratona dispiaciuta di aver perso per strada il suo compagno di coppia per la gara, Claudio55, ormai disperso nelle retrovie a brindare con calici di vino bianco del Custoza mischiati ad integratori salini. Anche lei conferma le sorprese che mi attendono, e alla domanda “ma il percorso è sempre ondulato, non impegnativo?”, un sorriso da furbetta le si stampa sul bel visino.

Continuo il suggestivo tratto lungo il fiume approfittando anche di un ristoro energetico non preventivato, cioè di sciami di moscerini d’acqua che mi assaltano: dovendo io respirare a bocca aperta mentre corro, per un problema al setto nasale, inevitabilmente ad ogni aspirazione coincide la deglutizione di qualche sfortunato (per lui e per me) insettino: vabbé, si tratta pur sempre di proteine, acqua e carboidrati, e durante una maratona non si butta via niente…

Dopo il 27° km termina il tratto sulla ciclabile lungo le rive del fiume, che ribadisco essere un paesaggio veramente magnifico, e si torna sulla statale. Subito dopo una curva, la strada sale in modo impressionante: niente paura, il percorso è “ondulato, non impegn…”… uff, uff… pant, pant… Dicevo, “non impegnativ…”… pant, pant… uff, uff… Ma che succede? Io cerco di correre, ma i piedi restano incollati al terreno; non capisco, su un percorso “appena ondulato… sigh sigh... uff…  pant… non impegnativo”, queste cose non dovrebbero succedere!

Mi guardo intorno per trovare conforto negli sguardi degli altri concorrenti: nessuno più corre, tutti si trascinano con occhi vitrei persi nel vuoto: che stiano pensando quello che penso anch’io? Che le sorprese della seconda parte non siano i paesaggi mozzafiato, ma le pendenze mozzafiato e “mozzagambe”?

La salita è lunghissima, per fortuna al termine c’è subito il punto di ristoro, così riesco a riordinare le idee: ma no, si tratterà solo di un passaggio; se gli organizzatori affermano che il percorso è “ondulato, non impegnativo”, perché dubitarne? Poco più avanti inizia un tratto in discesa, bella ripida: vai, Sciancato, la discesa è il tuo forte, potrai recuperare il tempo perso! Mi butto, accelero e… trac! Un bel crampo al bicipite femorale sinistro, come non sentivo da anni, che mi obbliga a rimanere immobile per almeno un minuto. Ma come, un crampo in discesa? Una discesa per di più sicuramente “ondulata, non impegnativa”? Ma allora, o sono veramente messo male io (ipotesi plausibile), oppure finalmente devo cancellare dalla mente quel ritornello ingannatore ed ammaliatore del “percorso ondulato, non impegnativo” ed accettare la realtà: questa maratona è durissima, e i conti li fai dal km 30 sino alla fine, se ci arrivi.

Mentre ormai meditavo di trascinarmi sino al traguardo camminando, mi affianca l’amico Mario Liccardi, in compagnia del quale coprirò gli ultimi 12 km della gara. Incontro fortunato: sentirlo raccontare delle sue imprese e delle tantissime maratone disputate in carriera mi dà la carica per alternare tratti al passo, appena la strada sale, a tratti di corsa, quando possibile.

Messa da parte ogni velleità cronometrica, ci godiamo veramente un paesaggio che merita ogni attenzione.

Ogni punto di ristoro è l’occasione per una pausa ben più lunga dei consueti pochi secondi che si dedicano di solito: noto con grande gioia che i ristori e gli spugnaggi non sono ogni 5 km come da regolamento, ma sono ben più numerosi, ogni 3 km circa: scelta molto generosa ed intelligente degli organizzatori, che così ammettono implicitamente che il percorso non è poi così “non impegnativo”!

Gli ultimi 3 km sono tutti in leggera discesa, e li facciamo quasi tutti di corsa. Sul rettilineo d’arrivo il sempre attentissimo Fabio Rossi, qui speaker della manifestazione, ci scorge da lontano e ci chiama per nome: tagliare il traguardo di una maratona è sempre un’emozione nuova, ma quando ti senti anche riconosciuto ed acclamato, la soddisfazione è immensa, anche se il cronometro segna 4h47’.

Non mi dilungo nella descrizione del dopo gara, perché penso altri lo faranno meglio di me: posso solo dire che l’organizzazione, la logistica, il pacco gara, il pranzo e tutto il resto sono da 10 e lode.

Prevedo che il numero di partecipanti aumenterà con gli anni. Questa maratona se lo merita davvero.

Unico consiglio ai concorrenti del prossimo anno che la affronteranno per la prima volta: partite adagio, le sorprese della seconda parte vi lasceranno a bocca aperta per i paesaggi, e con la lingua a penzoloni per il percorso “ondulato, non impegnativo (?!?!?!)”.