Premessa maggiore: Andrea (Khanada) Ferri ha concluso la Stralivigno 2005 in 1h55’. Premessa minore: Francesca (Francepessa) Venturello ha concluso la Stralivigno 2004 in 2h.
Esaminando i dati in questione, il candidato elabori una spiegazione plausibile sulle possibili cause di un così ridotto scarto temporale tra i due concorrenti, considerandone i precedenti atletici.
Risposte possibili:
1 – Perché Andrea Ferri è ormai un ex-runner ed è retrocesso in quella grigia zona d’ombra infestata da debosciati tapascioni come lo scrivente sciancato.
2 ? Perché Francesca Venturello è un'agguerrita skyrunner che viene galvanizzata da un percorso impegnativo con dislivelli impossibili.
3 – Perché il percorso di quest’ultima edizione della Stralivigno èstato pesantemente modificato con l’inserimento di tratti con pendenze affrontabili con moschettoni e picozza.

Se siete incerti sulla risposta esatta, accettate un mio consiglio e indicate la numero 3. Posso dimostrarvelo! Una cosa va subito detta: la Stralivigno è una gran bella gara, organizzazione impeccabile, logistica inappuntabile, scenari da cartolina, anche con il brutto tempo come in questa edizione. Non è però una gara facile, e questa edizione 2005 in maniera particolare. I riferimenti ai nostri due amici (che spero non me ne vogliano se li ho usati in maniera incongrua!) sono un piccolo esempio tra podisti amatori ma, se confrontiamo i risultati dei top runner vincitori, notiamo che il primo classificato 2005 ha impiegato quasi 6 minuti in più rispetto a quello dell’anno scorso, e 6 minuti in una mezza a così alto livello professionistico, sono un’enormità; Emanuele Zenucchi, il fortissimo maratoneta e campione bergamasco, che ha corso tutte le edizioni di questa gara, di solito la chiudeva in 1h14’ circa, quest’anno in 1h20’ e anche questo dato è molto indicativo.
Chi mi conosce ormai avrà intuito che queste contorte elucubrazioni sono in parte funzionali alla costruzione del solito alibi con cui giustificare le mie abituali pessime prestazioni, e per rendere altamente suggestiva la “captatio benevolentiae” del lettore che sarà portato a giustificare con occhio indulgente il mio decimo posto (partendo dal fondo della classifica, ovviamente?).
Ma facciamo un salto indietro alla giornata di sabato, al ritiro pettorali veloce e ordinato a cui segue la conferenza di Orlando Pizzolato, che mette subito in guardia sul tracciato insidioso da affrontare con la giusta cautela, specialmente il tratto iniziale di 1 km che presenta un dislivello di oltre 150 metri .
Esco dall’ampio palazzetto dello sport, sede dell’ottima logistica della manifestazione, e mi rendo subito conto “de visu” di quanto sarà dura la gara di domani.
Tornando verso l’albergo noto lungo la strada un poliambulatorio con l’insegna che è tutto un programma: “Trauma Clinic”. Entro per raccogliere informazioni utili. Mi dicono che il loro periodo di maggior lavoro è d’inverno, per i frequenti traumatismi sui campi da sci: chiedo loro di tenersi pronti per domani, anche d’estate avranno un sicuro cliente, mi prenotino pure un posto.
Domenica mattina mi reco alla partenza insieme al mio compagno di corse ed amico Fabio Maderna dell’Atletica Lambro, con cui correrò la prima parte della gara; poi lui allungherà il passo distaccandomi di parecchi minuti. Tra i volti noti podnettari saluto Fabio e Antonio Rossi, Gianluca (Turbogianlu), Marco Stracciari, Andrea (Khanada) Ferri (che rimane un signor runner e non si è certo trasformato in tapascione) e Sabrina Tricarico, qui presente nella per lei insolita veste di spettatrice.
Alle 10 in punto la partenza, la salita al Calvario incombe; in tutte la gare cè un momento in cui nella mia mente sventolo bandiera bianca, ossia non mi importa nulla del risultato, l’importante è tagliare la finish-line: oggi la bandiera bianca è sventolata ancor prima di partire! Fortunatamente il clima, almeno all’inizio, è ideale, con cielo coperto e temperatura fresca. Come previsto il primo strappo mi obbliga a camminare da subito, impossibile per me correre. Poi inizia un alternarsi di salite meno impegnative e tratti pianeggianti, fino a circa il km 4, da dove si incomincia a scendere verso valle, ed essendo la discesa il mio punto di forza (chissà come mai), riesco a recuperare diverse posizioni.
Verso il km 7 inizia a piovere sempre più fittamente, una pioggia gelida che accompagnerà i concorrenti fino al traguardo e che allontanerà il pubblico dal percorso. Quando transito a metà gara infatti non c’è quasi più nessuno a incoraggiare i podisti.
La pacchia altimetrica termina al km 12, punto da cui si ricomincia ad arrancare su per i boschi. Purtroppo la pioggia insistente ha reso i sentieri una distesa di fanghiglia insidiosa e quindi non posso neanche sfruttare le brevi discese per spingere sulle gambe, il fondo è troppo scivoloso. Non posso sapere come sto andando perché la batteria del mio cronometro ha cessato di funzionare poco prima della partenza (che sia un segno del destino?), ma comunque qualunque verifica dei tempi sarebbe ormai inutile, sono senz’altro tra gli ultimi.

Poi al km 19 arriva la mazzata finale, bisogna arrampicarsi su pendenze talmente impegnative dove anche camminare è faticoso! Al culmine del dislivello, si raggiunge la vetta del tratto iniziale, da cui ci si butta a capofitto verso l’agognato traguardo: mi lascio trascinare dalla forza gravitazionale, e corro come non ho mai fatto, forse a 3’302 al km? I muscoli bruciano, i piedi cadono pesantemente al suolo, impossibile frenare!
A pochi metri dalla fine sento gli incoraggiamenti di Antonio Rossi, a cui permettetemi di rivolgere un particolare saluto perché la sua presenza alla fine di una gara mi è sempre di grande aiuto ed i suoi complimenti al termine di una fatica podistica sono tra i ricordi più graditi.
E’ presente al mio arrivo anche la sciancata, evento molto raro per una mezza e questo mi rende ancor più felice.
Mentre mi accompagna nel Palazzetto, mi dice soavemente : “Visto che ha piovuto sempre e faceva freddo, mentre aspettavo che tu arrivassi, e tu non arrivavi mai, sono entrata in quasi tutti i negozi di Livigno per stare al calduccio e per fare qualche acquisto, naturalmente usando la tua carta di credito!” Improvvisamente il mio corpo è sconquassato da irrefrenabili brividi di freddo: sarà per la pioggia patita lungo il percorso o in previsione della doccia gelata che mi arriverà con il prossimo estratto conto???