Medaglia: dischetto metallico recante sulle due facce figure o iscrizioni, coniato allo scopo di ricordare una persona o un evento particolare.

   

 

                                                                   

Dal regolamento della Milano City Marathon:

 la quota di iscrizione dà diritto a:

…. (omisis )

- medaglia di partecipazione (per gli atleti classificati)

 

Cari signori organizzatori, o voi non conoscete il significato dei lemmi italiani, oppure vi divertite a prenderci per i fondelli. In tutte e due i casi non ci fate una bella figura. Sottolineo i due termini qualificanti nella definizione di medaglia: metallico e coniato. Sapete cosa significano questi due “enigmatici” aggettivi? Evidentemente no .

Quando al termine della mia fatica, mi sto già pregustando il momento più bello di tutta la maratona, cioè vedere una gentile fanciulla che  si avvicina e pone seraficamente attorno al collo la tanto agognata e meritata medaglia (di cui alla definizione iniziale), penso ad uno scherzo di pessimo gusto.

Un ometto dell’organizzazione mi consegna sbrigativamente un oggettino ripugnante: tralasciamo pure la mancanza di un leggiadra pulzella, non si può pretendere sempre una miss stratosferica tipo Valentina Gualandi (troppa grazia Sant’Antonio…) però quel cartoncino rivestito di un cellophane chiuso con lo scotch è veramente un obbrobrio.

“Scusi”, dico all’ometto “sono stanco, ho appena terminato di correre per 42 km sotto il sole, sono disidratato, non ho tanta voglia di scherzare, dov’è la medaglia?” “Questa è la medaglia, che altro vuoi?”

Ok, a tutto c’è un limite, e questo limite di decenza la Milano City Marathon l’ha superato.

Ma come? Persino alla DeeJeyTen, gara divertentissima e partecipatissima  di 10 km mi hanno consegnato una medaglia che è una vera chicca di design, ed a una maratona internazionale mi gettano lì un rivoltante cartoncino?

Tralascio il fatto che ci sarebbero gli estremi per richiedere il rimborso della quota di iscrizione (45 euro, mica briciole) per inadempienza contrattuale.

Basta, questa è proprio la classica goccia che fa traboccare il vaso: dopo un percorso in cui  i ristori erano situati tutti da un lato solo, come non si vede più da nessuna parte (penoso, veramente penoso), dopo ore passate a ricevere gli insulti degli automobilisti, giustamente e sottolineo giustamente inviperiti perché imprigionati per ore lungo un tracciato che sembra una sadica  tenaglia disegnata apposta per non offrire alcuna via di fuga viabilistica, dopo aver percepito inequivocabilmente che Milano detesta la sua maratona ed i maratoneti la disertano con un flop di iscrizioni (circa la metà delle passate edizioni ) mi chiedo: avrebbe senso iscriversi il prossimo anno? Per quanto mi riguarda la risposta è scontata: mai più!

L’unico aspetto positivo della giornata è stato l’aver corso gran parte della 42 km in compagnia di due fantastici amici a cui vanno i miei complimenti per aver portato a termine la loro prima maratona e il mio sincero ringraziamento per aver reso meno pesante la fatica: Massimo e Antonio siete stati grandi.