Mi sono iscritto solo all’ultimo giorno: dovevo ancora smaltire le atroci sofferenze climatiche subite alla mezza di Bologna del 5 settembre, e non me la sentivo di ripercorre un altro calvario. Quando però le previsioni hanno (giustamente) indicato un notevole calo delle temperature nel fine settimana, ho deciso di partecipare alla prima edizione della mezza maratona di Monza.
Non ho fatto un solo passo di corsa nelle ultime tre settimane, quindi parto sapendo che tutto ciò che arriva è una manna dal cielo… Alla partenza i 12 gradi annunciati dallo speaker (ma per me, sensazione soggettiva e quindi non attendibile, sono qualcuno in più…) rendono l’atmosfera gradevole e, per i miei gusti polari, appena accettabile. Il cielo Ë sereno e quindi so già che tra non molto il sole inizierà a picchiare come un martello, ma fortunatamente l’intero circuito della gara è immerso nel verde del Parco di Monza e quindi per almeno tre quarti all’ombra: questo aspetto, unito alla totale mancanza di traffico sul ed ai lati del percorso, rende la corsa molto piacevole.
Lo sparo dello starter è alle 9.12, con qualche minuto di ritardo per permettere a tutti di raggiungere la postazione iniziale. Alla partenza non mi sono posizionato tra gli ultimi, come mia abitudine, quindi corro al ritmo dei runners che mi circondano, cioè a circa 4'30" al km, per me proibitivo… ed infatti dopo 10 minuti circa rallento per tornare ad un adeguato passo tapascionico di 5'30"… inizio allora ad essere superato da una marea di concorrenti: siamo in molti, oltre 1100, che, per una prima edizione, è un ottimo risultato…
Mancano però le segnalazioni chilometriche, o meglio sono segnalati solo
5 km per volta, segnalazione insufficiente a mio parere.
Entriamo per un breve tratto anche sul vecchio tracciato dell’autodromo, in particolare sulla curva parabolica: avete mai provato a correre con il piede destro sollevato di
10 cm rispetto al sinistro? E quello che si deve fare se si vuole calpestare l’asfalto, altrimenti bisogna adeguarsi, come han fatto tutti, al fondo sconnesso del prato, sconnesso ma almeno pianeggiante… l’intenzione degli organizzatori, di offrirci l’emozione di entrare sulla pista è senz’altro lodevole, ma il risultato, a mio avviso, piuttosto scomodo.
Dopo circa un’ora sto percorrendo il rettilineo d’arrivo (la maratonina si sviluppa infatti su due giri), quando sento alle mie spalle l’autovettura dell’organizzazione che strombazza, chiedendoci di rimanere ai lati perchè stanno già arrivando alle nostre spalle i vincitori: mi volto e scorgo in lontananza Ruggero Pertile (il vincitore): in pochissimi secondi mi raggiunge, al suo confronto io sembro fermo: provo allora ad affiancarlo e a correre al suo ritmo, intorno ai 3’/km… resisto pochissime decine di metri, ma come diavolo fanno questi top runner a tenere un passo simile? Per me è fantascienza…
Quando sono a pochi metri dalla linea del traguardo, la folla esplode in un altro enorme applauso, dopo quello tributato al vincitore… troppo gentili ragazzi, lo so che la falcata sciolta, il gesto atletico, l’incedere elegante di Sciancato sono una gioia per gli occhi, ma non è il caso…
Ed infatti gli applausi non erano per il sottoscritto, ma per il secondo classificato, con cui ho avuto l’onore di tagliare il traguardo… vabbè, io sono solo a metà gara, ma questi sono dettagli, intanto ho avuto l’illusione di ricevere il tributo della folla…
Dopo il quindicesimo km, nel frattempo la temperatura si è notevolmente innalzata ed il mio ritmo proporzionalmente ridotto, inizia il mio momento di crisi mentale: le gambe reggono abbastanza, Ë la testa che mi dice "Basta, fermati un attimo a tirare il fiato".
Ormai mi conosco, e so anche qual è il trucco che mi permette di superare questo momento critico: attendere che qualche gentile fanciulla mi superi per sfruttare il relativo effetto fondoschiena: Ë un trucco a cui ricorrono moltissimi tapascioni, ma pochi hanno il coraggio di ammetterlo. Oggi sono fortunato: una graziosissima biondina ottimamente dotata per l’occasione si materializza all’improvviso ed io non mi lascio sfuggire l’opportunità… Riesco quindi a superare il momento di crisi e mi avvio verso il traguardo: il mio cronometro segna 1h59’… sono riuscito a stare sotto le 2 ore, e, considerata anche la mia preparazione praticamente nulla, non posso lamentarmi.
Dopo l’arrivo però manca quel gesto che rende tale una gara competitiva e senza il quale per me si tratta solo di un allenamento in gruppo: la consegna della medaglia! Sapevo che la medaglia non era prevista, e sapevo che non sarei sopravvissuto alla dolorosa delusione… mi vergogno a dirvelo, sono ben conscio di aver oltrepassato il limite del patetico… sono consapevole di essermi inabissato nei fondali dell’ultragrottesco e del caricaturale… ma io… la medaglia … me la sono fatta fare il giorno prima da un negozio di timbri, coppe e targhe… Sapete quelle medaglie stampate in serie, stile anni '60, con due podisti affiancati… ho fatto incidere “Mezza di Monza 2004".
Mentre torno a casa guardando la “mia” medaglia, mi viene in mente quell’episodio di Mister Bean in cui lui, triste e solitario al tavolo di un ristorante, apre il pacco che si era autoregalato per il compleanno…
Signori organizzatori, guardate a quali infimi livelli di atroce desolazione può precipitare un tapascione privato del suo trofeo finale, mettetevi una mano sulla coscienza ed alla prossima edizione, vi supplico, dateci la medaglia!