Dopo la spedizione disastrosa dell’anno scorso, i reduci podnettari presenti a questa decima edizione della Maratonina di San Gaudenzio a Novara sono tranquilli e rilassati, tanto peggio della volta scorsa non può andare: Luca e il sottoscritto costretti ad un ritiro ignominioso, il Compa in ultima posizione assoluta! Possiamo solo migliorare!

La giornata poi è ideale: fredda ma non gelida, e verso la fine quasi tiepida, aria tersa e secca,  se falliamo anche questa volta meglio non farsi vedere in giro per parecchio tempo.

Per quel che mi riguarda questa è la prima competizione dell’anno, dopo Reggio Emilia ho fatto solo un paio di tapasciate da 12 e 7 km , cioè ho fatto il pelandrone per due mesi.

Ma oggi vesto i colori della mia nuova società sportiva, Atletica Lambro Milano, e quindi vorrei fare un esordio almeno dignitoso, altrimenti rischio che il mio amico Fabio Maderna (presidente della stessa società) estragga subito il cartellino rosso d’espulsione; quindi un minimo mi toccherà impegnarmi!

L’esordio della mattina, se fossi superstizioso, non è entusiasmante: mi becco infatti il pettorale numero 13 (ogni commento è superfluo),  ma io non sono superstizioso e approfitto invece della possibilità che mi da questo numero basso, cioè di ritirare il tutto passando davanti a centinaia di podisti che erano arrivati molto prima di me al palazzetto dello sport. Infatti erano state predisposte tre file, seguendo la numerazione da 1 a 100, da 101 a 400, oltre 400.

Nella mia fila non c’era quasi nessuno, e tra gli sguardi invidiosi e reverenziali degli altri che mi credevano un top runner, me la cavo in pochissimi secondi.

Incontro quindi il Compa, Luca e Fabio che mi presenta alcuni amici dell’Atletica Lambro: chissà come mai, ma ho la sensazione che l’ultima posizione in classifica della mia squadra sarà proprio del sottoscritto.

Rimango al calduccio fino a 2 minuti dal via, via che è situato proprio di fronte alla struttura che ospita tutta la logistica della corsa; di fare riscaldamento serio non se ne parla neanche, con Fabio accenniamo a una parodia di corsetta, tanto per non stare fermi al freddo, e poi decidiamo di correre assieme fin quando possibile. Con un paio di minuti di ritardo, finalmente lo sparo d’inizio.

La corsa si articola su due giri identici di 10,5 km e nei nostri propositi dovremmo transitare a metà gara in 55 minuti, cioè rispettando i nostri tempi tapascionici.

Poco prima del km 3 un lungo e ripido cavalcavia ci rallenta non poco e io con terrore penso già come lo affronterò nel secondo giro.

Procediamo tranquilli a 5’20” di media, ed il respiro di Fabio è leggermente affannato: questa settimana è stato colpito da una fastidiosa forma influenzale che lo ha debilitato, e quindi non si sente molto in forma.

Fino al 9° km tutto procede bene, poi Fabio inizia a rallentare vistosamente e mi dice di andare perché non è nelle condizioni di terminare la gara: continuo allora da solo cercando di mantenere un ritmo costante, cosa che mi riesce abbastanza agevolmente sino al termine.

Senza la compagnia del mio socio mi guardo maggiormente intorno, il pubblico è veramente scarso e quei pochi che sono presenti,  per nulla partecipi: non ho mai sentito un applauso d’incoraggiamento, ma forse il freddo non invitava a tirar fuori le mani dalle tasche.

Termino il primo giro in 56 minuti, quindi abbastanza in media. Poi continuo senza grossi affanni, mi fermo ai ristori ben forniti e inizio a fare il conto alla rovescia dei chilometri mancanti.

A 2 km dal termine calcolo che chiuderò sotto l’ora e 55’ , che per me è un risultato più che buono.

Sul rettilineo d’arrivo scorgo l’immancabile Roberto Mandelli pronto al click, ai lati vedo Luca che ha già terminato da un pezzo e Fabio che mi attende quale ultimo rappresentante del gruppo, come previsto.

Il cronometro dice 1h54’ e rotti, anche questa è fatta: considerando che vengo da due mesi di bagordi alimentari e pochissimo allenamento non posso lamentarmi.

Anche il Compa vendica l?edizione passata bruciando allo sprint finale l’ultimo concorrente.

Missione compiuta, ci si rivede l’anno prossimo.