2h03’ per chiudere i primi 21 km , 2h35’ per i secondi: in questa differenza abissale è raffigurata tutta la disastrosa gestione della mia seconda Maratona S. Antonio, la 9^ in carriera?. Non avevo mai incontrato il famoso “muro” dei maratoneti; o meglio, io il “muretto” lo incontro già prima di partire, quando sono stanco al solo pensiero di dover affrontare una 42 km che per la mia preparazione atletica è sempre un’impresa autolesionistica se non suicida. Ma questa volta “Lui” si è presentato all’improvviso, in pompa magna e nella sua veste classica, senza essere invitato, e non è stato un bell’incontro!
La presenza di podnettari a Padova quest’anno era numerosa: sabato sera ci ritroviamo per una simpatica cena di gruppo con alcuni di loro. Sono presenti Davmaz, gran cerimoniere della serata, con tanto di suppporters, fotografi e biografi personali al seguito; Sua Nobiltà (inchino e baciamano, prego!) Sabrina Bagheera, che farà impazzire il povero cameriere continuando a cambiare idea sull’ordinazione, ma si sa che le nobildonne sono esigenti e volubili; Luca Ferrario, l’uomo che barcolla ma non molla e che riuscirà a chiudere la sua maratona, pur imbottito di antidolorifici, in un ottimo tempo; Chioma, che vedrà realizzate le sue inconfessate velleità cronometriche siglando il suo PB; Giusy che prenderà parte (assieme al presente Kaneda) alla stracittadina, e la sua bimba che, a dispetto dell’aspetto delicato, si avventa su di un filetto al sangue più grande di lei e non ne avanza neanche le briciole (se Valentina fosse stata presente alla scena avrebbe avuto un sicuro svenimento alla vista di s
ì cruenta, seppur infantile, bramosia carnivora!); Vito Porcelli con il suo compagno di squadra (di cui, chiedo scusa, non ricordo il nome) che, nonostante un trauma toracico che ne ha compromesso la preparazione, ha voluto comunque essere presente; Andrea “baby-fanfo” Fanfoni con l’occhiolino febbricitante e lo sguardo spento per una fastidiosa forma parainfluenzale che purtroppo gli ha impedito la partecipazione alla corsa: era comunque premurosamente accudito dalla solerte mogliettina; infine il sottoscritto con la Sciancata , un po’ spaesata e perplessa per l’iniziatico e per lei incomprensibile gergo dei podisti.
Domenica mattina il clima
è piuttosto freddo e nuvoloso, ma almeno non piove. Alla partenza incontro e scambio due veloci battute con Max, sempre impaziente di dare sfogo ai cavalli del suo potente motore.
Prima dello start, un breve discorso augurale del parroco del paese: “tagliare il traguardo della maratona vi faccia meditare su quando taglierete il traguardo della vostra vita mortale” con collettiva e simultanea "toccatura" dei gioielli di famiglia di tutti i podisti uomini presenti!
Alle 9 si parte, e il mio ritmo di circa 5'30" al km mi sembra molto facile, mi viene spontaneo accelerare, ma cerco di autoregolarmi perché
sarebbe deleterio incrementare il passo, conoscendo le mie possibilità. Proseguo senza sforzo e già inizio a illudermi di realizzare un buon tempo, viste anche le condizioni climatiche a me favorevoli; verso il 15° km vengo superato da un duo molto conosciuto, Sir Marathon (Fausto Dellapiana) e il Bradipo (Simone Lamacchi) che oggi non sembrano animati da spirito competitivo, ma corrono solo per divertirsi. Infatti Sir Marathon è vestito da novello sposo, con tanto di smoking e papillon, e il Bradipo in camicia bianca, cravatta e pantaloni da cerimonia, è ill suo testimone: ogni tanto si fermano per distribuire confetti ai bambini, suscitando l’ovazione incredula del pubblico: bravi, bravissimi, è uno spettacolo vederli!
Taglio il traguardo intermedio della mezza in 2h03’, mio record nelle maratone, di solito passo in 2h08’, 2h10’, sono perplesso perché
non mi pare di aver forzato, anzi, che sia la mia giornata favorevole? Poco dopo vengo raggiunto e superato da Luca che mi sembra in ottima forma e che continuerà con ritmo costante sino alla fine: bravo Luca, nonostante le ginocchia doloranti hai ottenuto un buon risultato.
Al 22° km inizia a piovere: una pioggerellina all’inizio leggera, ma che nel volgere di pochi minuti diventa fittissima, gelida e molto fastidiosa. Poi, di colpo, inaspettate e terribili, al 23° km calano le tenebre!

Il cielo è sempre più nero, nuvole gonfie di pioggia oscurano la luce del giorno, ma io sto parlando delle tenebre che ti intorpidiscono il pensiero, che ti annientano le forze e la volontà mentre le gambe sembra non rispondano più agli impulsi del cervello e non ne vogliono sapere di andare avanti; certo ne avevo sentito parlare, ma pensavo si trattasse di una leggenda metropolitana, uno spauracchio per maratoneti inesperti.
In fondo basta assumere regolarmente qualche integratore, qualche molliccio miscuglio di maltodestrine e non ci sono problemi, come l’aglio che scaccia il vampiro assetato di sangue cos
ì  l’Enervitene gel ti tiene al riparo dalla “bestia”.
Invece no, ha aspettato sornione per 9 maratone, ma questa volta Sua Maestà il Muro si
è manifestato in tutta la sua devastante potenza, lo sguardo luciferino e il ghigno terrificante; e con spietato anticipo, siamo solo al 23° km, non è giusto, non è accettabile, non è previsto dai sacri manuali?
Con perfetta, tragica sincronia, il campanile della chiesa di Camposampiero amplifica la mia angoscia con lugubri, cupi, ossessivi rintocchi di campana: il “de profundis” per il povero Sciancato
è ormai intonato, l’epitaffio già composto.
In preda a un panico incontrollabile frugo nelle tasche alla ricerca di una bustina di qualche ormai inutile intruglio: le mani fradice e intirizzite dal freddo e dalla pioggia non riescono ad aprirla, provo con i denti, con la disperazione di un animale ferito che nella sua tana ombrosa si lecca le ferite per prolungare l’orrenda agonia. Mancano ancora
19 km al traguardo, non ce la farò mai, è la fine!
Sento un rombo di motore:
è il pullman scopa, macabro sacello ricolmo di sconfitti e derelitti che si materializza con kafkiana puntualità alle mie spalle. Il mio braccio destro sembra dotato di vita propria, si alza autonomamente per farmi notare, per fermare quella che ormai è la mia sola speranza di salvezza.
”Giornata no, eh? Salga, salga pure, c’è ancora posto?: il tepore dell’abitacolo ha il calore di un abbraccio mortale, gli sguardi dei ritirati che mi scrutano hanno le sembianza di sirene tentatrici: “Vieni, unisciti a noi nell’oblio della pace agonistica che lenirà la tua smisurata sofferenza”Sofferenza?

 Diamine, ma io sono un tapascione suppliziante, la sofferenza è il mio pane quotidiano, come ho fatto a tradire le mie origini?
”Allora, sale o no?” No, grazie, sarà per un’altra volta, oggi devo redimere il mio animo codardo, berrò sino alla fine l’amaro calice della tribolazione tapascionica per espiare la colpa di intenzioni cos
ì indegne?
Il pullman scompare rapidamente all’orizzonte di Orione, dai miei occhi lacrime copiose si disperdono come gocce nella pioggia incessante… ma, sono un tapascione o un replicante di Blade Runner?
Ormai non ho alternative, procedo alternando brevi tratti di corsa con lunghi tratti di camminata. Fortunatamente al 35° km Giove pluvio concede una tregua e il morale si risolleva per un breve periodo, fino a quando scopro l’età dell’arzillo concorrente con cui sono spalla a spalla da un paio di km: “Ehi, ma quanto te se vecio?” grida uno spettatore,

 “ Sono del ‘24, 81 anni compiuti”
Un macigno si abbatte sul mio animo già prostrato, un senso di desolazione cosmica e di vacuità esistenziale mi annienta la psiche, un terremoto scuote alle fondamenta la mia già scarsissima autostima atletica: ma come, sto patendo come una bestia destinata alla vivisezione e rischio di farmi superare da un podista che potrebbe essere biologicamente mio nonno?
Per carit
à, tanto di cappello e standing ovation all’inossidabile ultraottuagenario, ma c’è un limite a tutto! Raschio il fondo del barile e riesco a distanziare il mio temporaneo compagno di corsa quel tanto che mi dia la sicurezza di anticiparlo sul traguardo.
Passo finalmente sotto l’arco dell’ultimo chilometro e già sento in lontananza lo speaker in Prato della Valle. Sul rettilineo finale sento gli incitamenti di Rossi senior, poi quelli di Rossi junior, di Fanfo, Giusy e poi tutti gli altri podnettari arrivati già da un bel pezzo: grazie ragazzi,
è confortante sentirsi comunque attesi e applauditi anche se immeritatamente.
Taglio il traguardo quando il mio cronometro segna 4h37’55” il mio peggior tempo delle ultime maratone, e senz’altro il più sofferto.
Per almeno sei mesi ho chiuso con le
42 km , se ne riparla, forse, a novembre con Firenze.
Sperando che Sua Maestà il Muro, saziata la sua crudele voracit
à, mi lasci in pace per almeno altre nove maratone!