Se alla maratona di New York si ritirassero 10.000 concorrenti, cosa direste ? Un'ecatombe!

Fatte le debite proporzioni è giusto quello che è successo a Padova oggi: su 4500 partecipanti gli arrivati sono solo 3300; e se fate un confronto tra il numero di arrivati sotto le 4 ore, l’anno scorso (con una quantità numerica di partenti equivalente) furono 2150, quest’anno 1700?

Giornata di superlavoro oggi per il personale delle autolettighe, dal 17° km fin all’arrivo la colonna sonora che ha accompagnato i temerari di questa infuocata 42 km   patavina sono state le sirene dei mezzi di soccorso.

Prima di continuare nella cronaca devo però assegnare all’organizzazione della Maratona di Sant’Antonio un bel 10 e lode per come ha gestito organizzativamente la giornata difficile.

La partenza dei pullman dalla stazione FS di Padova per Vedelago, al contrario degli altri anni in cui vi era il caotico assalto dei podisti a pochi automezzi che man mano arrivavano, oggi è stata eseguita a regola d’arte: al mio arrivo alle 6.55 ne ho trovati già schierati una decina in attesa.

I camion per il deposito borse erano a ridosso del rettilineo di partenza, e non distanti quasi un chilometro come nelle precedenti edizioni. Il rettilineo per le gabbie ben organizzato, anche se troppo lungo: l’ingresso per la mia gabbia (l’ultima ovviamente) era ad almeno 500- 600 metri dalla linea dello start; comunque pochi minuti prima del via ci  siamo potuti compattare con i maratoneti che ci precedevano, quindi la partenza è stata regolare.

I rifornimenti e gli spugnaggi assolutamente adeguati, anzi quasi sovrabbondanti, basti pensare che il sottoscritto ha utilizzato: una ventina di bottigliette d’acqua, usate anche come doccia estemporanea (mi scuso con gli organizzatori per questo mio uso improprio, ma oggi era una questione di sopravvivenza); una cinquantina di spugne imbevute di acqua sempre fresca, anche all’ultimo punto di spugnaggio nessun problema di approvvigionamento; un numero incalcolabile di bicchieri di integratore, thè freddo ecc.. ecc..

Tornando alla cronaca della giornata, oggi alla partenza ero stranamente rilassato, nonostante sapessi benissimo cosa mi aspettava: forse era rassegnato fatalismo, forse un meccanismo di difesa inconscio, forse una rimozione psichica preventiva: non rinuncio comunque ai miei soliti preparativi pre gara, ormai degenerati in grottesco simulacro di ritualismo apotropaico, consistenti nell’inutile saturazione delle tasche dei pantaloncini con bustine di gel alle maltodestrine e di amminoacidi; oggi so benissimo che non mi serviranno a nulla, l’importante è portare a casa la pellaccia senza guardare il cronometro.

Penso che sabato pomeriggio, uscendo dalla visita della sontuosa Villa Contarini, vidi un orologio-termometro che segnava 28° e quel numero mi lasciò del tutto indifferente, al posto di crearmi una sensazione di angoscia come avrebbe dovuto: eh sì, il pensiero di quello che mi aspettava l’indomani era insopportabile e la mia psiche semplicemente rimosse il tutto.

Mentre sono immerso in questi pensieri si parte, o meglio, le porte dell’inferno si spalancano, non c’era modo migliore per iniziare questa mia maratona numero 13!

Vedo subito che molti podisti partono in quarta, forse pensando che in fondo siamo ancora ad aprile, non in piena estate; io invece metto il freno a  mano e non mi curo di tutti quelli che mi superano, i conti si faranno dopo il km 30.

Già prima del passaggio alla mezza si vedono i primi atleti che vengono recuperati dalle ambulanze, alcuni, oltre alle flebo, hanno anche la maschera dell’ossigeno; no comment.

Passo al 21? km in 2.11, quindi con un ritmo molto prudente: se penso ai 12° ed alla pioggerellina gelida dell’anno scorso mi viene da piangere.

Al 25° raggiungo l’amico Vito Porcelli (con cui avevo fatto il viaggio in pullman verso Vedelago) in evidente difficoltà ed insieme percorriamo circa 7 chilometri , convenendo che oggi è inutile fare gli eroi, meglio ogni tanto andare al passo, cosa che d’altra parte fanno quasi tutti, quelli ancora in gara!

Poi al km 32 io mi sento meglio (grazie forse alla partenza lenta) ed allungo leggermente: uno scenario da girone dantesco mi si apre davanti agli occhi, un popolo tapascionico che si trascina mestamente, piagato ed abbrustolito, ne supero a decine per non dire centinaia, cosa mai successa nelle mie precedenti maratone.

All’ingresso in Padova vedo un termometro: 30° indica il display, ma ormai ho varcato la soglia della tribolazione assoluta, quindi non me ne curo.

Al ristoro del 40’ un bicchiere  di Gatorade bollente è la ciliegina sulla torta, a questo punto nulla più mi può fermare, l’arrivo è vicino.

Poco prima del rettilineo d’arrivo sento gli incitamenti gridati a squarciagola dall’instancabile Antonio Rossi, incontenibile nell’infondere coraggio a tutti i partecipanti, nessuno escluso: grande Antonio.

All’inizio di Prato della Valle cerco tra la folla il viso di mia moglie, che qui a Padova è sempre stata mia supporter. Quando mi vede si rilassa, probabilmente temeva di rimanere vedova anzitempo, conoscendo il mio “entusiasmo” per  giornate come queste.

Taglio il traguardo sotto un sole allucinante, il cronometro segna 4.41: è uno dei miei crono peggiori. Ma oggi sono contento lo stesso: ho portato a casa la pellaccia, e scusate se è poco!

Anche la Sciancata è contenta: posso continuare a pagare le rate di mutuo!