E una sensazione spiacevole. Un tarlo insistente che ti rode adagio ma senza tregua... il rimorso. Si, il rimorso di essere pavidamente fuggito domenica scorsa da Salsomaggiore per la neve E si che a destinazione ci ero già arrivato, perchè poi ho fatto dietro-front? Beh, inutile ormai ripensarci, questa mattina segnerà il mio riscatto.

Lo sapevo che non dovevo ascoltare le previsioni prima di partire: freddo, gelo e neve su tutta l’Emilia.. ah, ma allora qualcuno ce l’ha con me, o meglio con i poveri podisti, top runner o tapascioni che siano… non era mai capitato un anno così sfortunato, sarà colpa di tutti quegli articoli contro “quelli che corrono senza sapere dove vanno” pubblicati da alcune note firme del giornalismo italiano…
Mentre medito vendetta contro i suddetti scribacchini, mi infilo in macchina e mi dirigo senza esitazione a Piacenza. Eccola. Puntuale come la febbre nella malaria quartana. La neve. Mi appello a tutto il mio positivismo razionalista per dirmi che in fondo, statisticamente, può capitare, in fondo siamo ancora in inverno… ma la sensazione di essere preso per i fondelli dal fato beffardo mi attanaglia. Ma questa volta non ci sono santi… correrò…
Arrivo con discreto anticipo allo stadio, zona di partenza, e mentre mi cambio nella palestra del deposito borse che funge anche da spogliatoio promiscuo, uomini e donne non fa differenza, vedo accanto a me un volto che mi sembra conosciuto.. ma sÿ, Ë lei, Monica Casiraghi, la campionessa del mondo dei 100 km… Per un attimo i nostri sguardi si incrociano, sono tentato di dirle qualche cosa, ma le parole non escono… in fondo cosa potrebbe dire un umile servo della gleba ad una principessa ? Il fatto però di essere per qualche minuto a pochi centimetri da lei, mi infonde una sensazione di certezza: questa volta iniziamo bene, andrà tutto per il verso giusto.
Come fa un semplice tapascione a sentirsi un vero runner: semplice, invita un suo amico ancora più scarso a correre con lui. E’ quello che puntualmente ho fatto. Cosa vuoi come regalo di nozze, chiesi due anni fa al mio amico Francesco? Risposta: mi piacerebbe fare la maratona di New York, perchè non mi regali il viaggio? Come regalo è stato un po’ costoso, ma ne era valsa la pena: due tapascioni sulle strade della Grande Mela, da non crederci…
Dopo quell’occasione, non abbiamo più corso insieme, ma le notizie che mi arrivavano lo davano in forma veramente scarsa (forse proprio per colpa del matrimonio): era l’occasione giusta.
Ci troviamo alla partenza in un clima gelido, forse sottozero, sotto un nevischio pungente… lui è imbacuccato come nonna Abelarda in calzamaglia, io per fare il duro sono solo in calzoncini e maglietta, senza cappellino nè guanti, ma poi pagherò il conto lungo il percorso con un feroce mal di testa.
Il botto dello start fa cadere valanghe bianche dagli alberi vicini,o forse dalle teste dei partecipanti, non ricordo, si parte… Siamo in tanti quest’anno, bene, più si è più  la probabilità di non arrivare ultimo aumenta… I primi
10 km vanno in 53 minuti, per me è una media da favola, in effetti ho tirato un po’ per fiaccare la resistenza di Francesco, ma vedo che lui tiene bene il passo, OK i conti li faremo alla fine…
Si esce dalla città ci dividiamo dal percorso della maratona ed entriamo in una stradina in mezzo ai campi innevati: un buon trucco per non sentire la stanchezza è pensare a cosa potrebbe succedere se improvvisamente mi dovessi fermare: resterei isolato, al gelo, lentamente le mie membra andrebbero in ipotermia (in effetti le mani sono già congelate) rallenterei, mi fermerei e mi ritroverebbero surgelato come la mummia di Similaun, verrei messo in una bacheca ed esposto nel museo di Bolzano.. Bolzano? Ma allora dovrei subire per l’eternità il ghigno sarcastico di Arnaldo Fantuzzi, che al di là della teca mi ripeterebbe all’infinito: "Visto, te l’avevo detto che i tuoi lunghissimi di
9 Km non servono, ci vuol ben altro, ah ah ah…"
L’idea terrificante della mia residenza perpetua in un sarcofago vitreo in quel di Bolzano esposto senza difesa al ludibrio fantuzziano mi scuote improvvisamente dal momento di cedimento, ed intanto siamo già al 15 Km… Qui inizia una leggerissima discesa, quasi impercettibile alla vista, ma i polpacci se ne accorgono subito… Ë giunto il momento di accelerare e distaccare Francesco. Mannaggia, ma questo non me lo scollo proprio, e che è, una cozza verace partenopea? Sento l’ansimare del fiato corto da acidosi lattica di Francesco, mentre io ho ancora la respirazione leggera, dovrei tentare un allungo definitivo, ma niente, la leggerissima salita del rettilineo finale mi taglia le ultime energie…
Chiudiamo assieme in circa 1 ora e 55, tempo assolutamente mediocre, ma per me, tapascione senza speranza, abituato a finire le mezze in 2 ore e passa, Ë un risultato soddisfacente.
”Però, ti ho visto in forma, anche alla fine eri ancora bello fresco”, mi dice un paonazzo Francesco. No, non ero fresco. Ero surgelato. Come la mummia di Similaun…