Ma chi me lo fa fare? Perchè debbo subire queste atroci sofferenze al posto di starmene al calduccio, orfeicamente rilassato ed appagato? Perchè aggiungere dolore ad una vita già stracolma di supplizi?
Queste le domande che mi pongo verso la fine di ogni maratona a cui partecipo, illudendomi ogni volta di essere, o più realisticamente sembrare, un atleta. Questa volta però ho avuto l’occasione di rivolgere questi tormentosi interrogativi ad una interlocutrice indubitabilmente idonea: Valentina, raffinata filosofa cripto-esistenzialista e membro ormai insostituibile dello staff Podnettaro: purtroppo neanche lei ha potuto offrirmi una risposta consolatoria, ma in compenso mi ha elargito uno dei suoi stupendi sorrisi che, anche se non possono oggettivamente annullare le angosce ontologiche della fugace apparizione umana in questa impermanente valle di lacrime, riescono benissimo, in compenso, a renderle molto meno devastanti !
Scusate, sto andando fuori tema, forse per effetto dell’acidosi metabolica che mi obnubila la mente. Rimanendo in tema podistico, la risposta al quesito iniziale è molto semplice: la soddisfazione che si prova a tagliare quell’agognato traguardo è veramente indescrivibile e compensa abbondantemente tutta la fatica sopportata, e se poi il traguardo è quello di una maratona bella ed impegnativa come quella di Reggio Emilia, la soddisfazione è ineguagliabile.
Questa mattina sveglia all’alba e veloce viaggio verso la città emiliana: raggiunto facilmente lo stadio, mi rendo conto che la logistica è veramente ottima; partenza attaccata a spogliatoi e deposito borse, cosa chiedere di meglio? Dopo il rapido ritiro del pettorale, saluto alcuni amici del sito, indaffarati a distribuire i pacchi del Challenge e canotte personalizzate: oltre alla già citata Vale, ho l’occasione di incontrare un Andrea (Khanada) Ferri semisepolto dal materiale in una stanzetta, dove ha trascorso molte ore al lavoro per tutti noi (grazie infinite), un Antonio Margiotta oggi instancabile factotum (Membro dello staff, pace-maker, fotografo, ecc, ecc... mitico Lokomotiv!), uno Stefano Morselli in veste di leader maximo che si gusta il meritato successo della manifestazione.
Mancano pochi minuti alla partenza quando mi posiziono nella solita ultima gabbia, dove incontro Sabrina, Luca74, il Fanfo e tanti altri: inizia la mia settima maratona, questa volta più che mai un azzardo, infatti in due mesi ho corso solo
12 chilometri domenica scorsa alla Gipigiata, dopo la mezza di Cremona del 17 ottobre: ce la farò ad arrivare nel tempo consentito?
I primi chilometri li corro con Sabrina, superfotografata dal nostro Fabio Rossi e da Carlo Montagnani, poi lei accelera ed io non me la sento di seguirla; mi supera anche Luca e via via molti altri. Procedo però con prudenza, anche perchè l’altimetria del percorso è insidiosa.
Che strana la maratona: il tratto più facile è quello tra il decimo ed il ventesimo km, quando ci si è ben scaldati, le energie sono al massimo e basta inserire il pilota automatico per andare, mentre il pensiero è libero di divagare e ci si illude ogni volta di realizzare il proprio PB: se fosse tutta così sarebbe un gioco da ragazzi, ma purtroppo sappiamo che non è così. Per noi umili tapascioni delle retrovie il conto da pagare arriva sempre troppo presto, prima del 30∞ km, e questa volta il tracciato di gara si diverte ad infierire sadicamente.
Infatti tra il km 25 e il 30 inizia tutta una serie di saliscendi spezzagambe che lasciano sul terreno parecchie vittime: verso il 28∞ km mi sento chiamare ehi, sciancato, mi volto e riconosco la moglie del Diretùr, che saluto a mia volta. Galvanizzato dall’essere stato riconosciuto, tento un’accelerazione in un tratto molto ripido: vengo subito castigato da un crampo violentissimo che mi obbliga a procedere rendendo onore al mio nickname: non oso guardare indietro, ma scommetto che la signora Marri si sarà fatta quattro risate.
Al 34∞ km raggiungo una Sabrina che sconta l’esuberanza iniziale, e cammina insieme alla sua amica Iole sofferente per dolore acuto al ginocchio sinistro forse dovuto ai precedenti saliscendi.
Facciamo un tratto insieme, poi io raschio il fondo del barile alla ricerca delle ultime energie e le precedo.Gli ultimi km, come al solito, sono interminabili. In prossimità del 40° posso ormai calcolare il mio tempo finale ed un dubbio atroce inizia ad insinuarsi nel mio cervello: io quando mi alleno bene (per i miei parametri, ovviamente) termino in circa 4.35, e quando non mi alleno per niente, come in questa occasione, termino invece in... 4.35 ugualmente!
C’è qualcosa che non mi convince, ma cosa? Domanda scontatamente retorica, sono ben consapevole del punto debole di tutta la mia preparazione: gli allenamenti, che come li faccio io sono praticamente inutili; se voglio finalmente chiudere in un tempo dignitoso sotto le 4 ore sarà meglio che mi rivolga a chi se ne intende e lasci perdere i miei lunghissimi da
7 Km !!!
Quando sono ormai a poche centinaia di metri al termine del mio calvario, mi supera una signora che riconosco subito essere la mamma di Carlo -Sorriso Durbans- Tex1971 Pupeschi (complimenti alla mammina, Tex, ha tirato una volata finale in piena trance agonistica): cerco di starle a ruota, o meglio risuperarla, ma ormai i miei bicipiti femorali sono un verminaio di crampi lancinanti.
All’arrivo incontro moltissimi degli amici Podnettari, tutti già tranquillamente arrivati e docciati. C’è anche Luca che ha chiuso la sua prima maratona in 4.17 ed Ë deluso, a mio parere immotivatamente, dalla prestazione: Reggio Emilia è una bellissima maratona con un tracciato però insidioso, in grado di dare molte soddisfazioni ad un maratoneta esperto come ad un novellino, purchè la si accosti con la dovuta umiltà: Luca, il tuo tempo d’esordio è stato ottimo su questa altimetria, credimi
Non mi soffermo molto sugli aspetti organizzativi della maratona perchè penso che tutti siano d’accordo nel ritenerli ottimi: ristori abbondanti, thè caldo e spugne (a scelta fredde, calde ed asciutte) anche per gli ultimi, molti addetti lungo il percorso, spettatori non numerosissimi ma partecipi, logistica ineguagliabile.
Mentre mi attardo sotto la doccia calda, sento nell’altra stanza una serie di confronti tra l’impeccabile organizzazione di questa maratona ed un’altra (non ho capito quale), colpevole di pessima gestione degli eventi: improvvisamente si leva una voce impetuosa “Scrivilo a quelli di Podisti.Net, che ci pensano loro a sistemarli, gli organizzatori incapaci!!!”

Redazione e direzione di Podisti.net: iniziate a fare paura...