Il Gladiatore è morto, il Gladiatore risorgerà.


Una mezza maratona corsa in casa per un novello Gladiatore-Maratoneta? E che sarà mai, una bazzecola, non vale neanche la pena di impegnarsi, il risultato verrà da sè…
Sigh, non immaginavo certo che il “De profundis” per le mie velleità atletiche avrebbe avuto questa insolita data, 04/04/04, e un bel 4 è anche il voto che mi merito per questa mia 4^ Stramilano Evidentemente il mio esasperato razionalismo positivista di cartesiana matrice, irridente con borioso senso di superiorità vetero-illuminista queste curiose coincidenze numeriche (che manderebbero in brodo di giuggiole qualunque Otelma telepresenzialista), deve aver urtato la suscettibilità di qualche oscura entità paranormale che si è vendicata inondandomi con i suoi malefici influssi.
Mi presento alla partenza convinto che sarà una passeggiata trionfale: sono o non sono il nuovo Gladiatore? Dopo aver sottomesso l’Urbe, Ë la volta dell’Orbe… ed invece saranno botte da orbi alla mia presunzione!
I primi
4 km li corro in meno di 4'20", una follia per me, mai avevo osato tanto ed infatti il fiato è corto e le pulsazioni non cerco nemmeno di contarle. Nell’andirivieni di Corso Sempione ho l’occasione per la prima volta in vita mia di vedere dall’altra parte della carreggiata gli atleti di testa: la falcata ampia, il gesto atletico elegante, la leggerezza della corsa, il respiro facile. Il confronto con il mio stile podistico Ë devastante, mi affloscio come un omino Michelin trafitto da un dardo avvelenato: Ë l’inizio della fine.
Rallento vistosamente a più di 5 minuti al km ed improvvisamente mi sento il peso del globo terracqueo sulle spalle: come un Atlante logoro ed obsoleto invoco un aiuto soprannaturale, ma evidentemente il Motore Immobile Universale ha ben altro a cui pensare. Verso il km 11 (ormai sono rassegnato ai miei soliti tempi tapascionici) un pensiero devastante si insinua luciferino nella mia mente: mi devo fermare, che senso ha continuare? Se la gara fosse stata su un circuito da ripetere due volte e quindi mi fossi trovato a transitare sulla linea d’arrivo, sarei caduto anch’io vittima dell’Effetto Arny: abbandonare la corsa non per stanchezza fisica, ma perchè di colpo sui tuoi circuiti neuronali si abbatte un "CTRL + ALT + CANC" psicomotivazionale: se non raggiungo i miei obiettivi me ne vado ora e ci riprovo alla prossima occasione, come uno spettatore che esce da teatro se lo spettacolo non gli piace, tutto qui.
Invece sono ben lontano dall’arrivo e quindi proseguo obtorto collo: adesso anche il sole che era stato semioffuscato da un leggero straterello di nubi irrompe con tutta la sua malvagia irradiazione termica e le gambe mi ricordano che solo sette giorni prima ho corso
la Maratona di Roma, pensavo forse di recuperare in cosÿ pochi giorni?
Ok, se voglio arrivare alla fine devo mettere in stand-by l’encefalo e proseguire costi quel che costi, dimentichiamoci il cronometro. Agli incroci lungo Viale Washington i clacson suonano isterici e senza tregua, mai ne avevo sentiti di così rabbiosi: mi ricordano il latrare selvaggio di un branco di lupi famelici che stanno per divorare la loro preda preferita, il Tapascio Ritardatarius, vittima inerme e sacrificale della selezione evolutiva urbana.
Entro nell’Arena e non oso guardare il cronometro, anche se già immagino il responso: 2 ore e 4 minuti è l’amaro verdetto, oltre 10 minuti in più della mia ultima mezzamaratona di Piacenza.
Il Gladiatore è morto a Milano il 04/04/04, il Gladiatore risorgerà a Padova il 25/04/04.