Ormai non ho più dubbi: la Stramilano è la mia bestia nera!

Come in tutte le precedenti edizioni, i miei peggiori tempi dell’anno li realizzo proprio in questa gara.

Eppure, la mezza meneghina non dovrebbe trattarmi così male. Io le sono riconoscente; è grazie alla Stramilano dei 50.000 che 6 anni fa, vedendo in televisione quella marea di gente che correva divertendosi, decisi che l’anno seguente sarei stato presente anch’io; ed il ricordo di quella gara non agonistica, affrontata senza alcuna preparazione o allenamento e terminata in circa due ore, è rimasto indelebile nella mia mente, perché quei chilometri percorsi per la maggior parte camminando segnarono l’inizio di una “carriera” tapascionica, ancora lontana (spero) dal termine.

Non che in questi anni i miei risultati siano migliorati di chissà quanto, per lo meno qualche medaglietta di partecipazione da appendere alla parete me la sono guadagnata onestamente.

Certo che terminare questa Stramilano 2006 con 14 minuti di ritardo rispetto alla mezza di Treviglio di fine febbraio è un segnale allarmante che richiede una spiegazione, e allora via con la solita lista delle scuse patetiche:

1- in questo mese mi sono allenato poco: va beh, per me è la regola, quindi non posso utilizzare questo dato a mia discolpa.

2- l’orario di partenza (11) è anomalo: e qui già si potrebbe discutere.

Non sono il solo a lamentarsi di questa scelta, anzi, tutti i partecipanti di cui ho raccolto il parere sono infastiditi da questa novità delle ultime edizioni, e molti addirittura non si iscrivono neanche più ;non ho mai capito, e forse non capirò mai, perché si debba iniziare una mezza internazionale a quell’ora, in un mese in cui, se c’è il sole (e oggi c’era, eccome se c’era) le prestazioni - non di noi amatori, di cui non importa niente a nessuno, ma specialmente dei top runner - non potranno mai essere da primato. Per non parlare poi di una città che rimane bloccata dalla 9 alle 13.30, e pur potendo dire tutto il male possibile degli automobilisti milanesi (visti dall’ottica del podista), in questo caso però non hanno tutti i torti a lamentarsi.

3- Il sole: e qui, chi mi conosce sa già dove vado a parare?

A questo proposito vorrei chiedere un consulto al neuropsichiatra Crispi, nostro amico podnettiano e collaboratore del sito: com’è possibile che una struttura neuronale filogeneticamente arcaica come il centro termoregolatore ipotalamico possa prendere così brutalmente il sopravvento sulla corteccia cerebrale, sede del pensiero più evoluto, speculativo e decisionale, tipico della nostra specie Homo sapiens-sapiens? Com’è possibile che il povero Sciancato possa disporre della sua corteccia frontale solo fino a 18 gradi centigradi , dopodichè da Homo più o meno sapiens-sapiens - regredisce inesorabilmente a Homo Hypotalamicus (di cui non vi è traccia alcuna nei reperti paleoantropologici, ma che evidentemente deve essere esistito)? E come Homo Hypotalamicus, purtroppo, perde il controllo motorio dei suoi arti inferiori, che non rispondono più al loro legittimo proprietario ma solo a quell’ammasso obsoleto di neuroni tiranni ed ipertrofici.

Vorrei comunque pregare il Dott. Crispi di formulare la diagnosi con il dovuto tatto, anche perché posso sospettare quale sarà il suo autorevole responso?

Per tranquillizzare i miei eventuali lettori posso assicurare che, comunque, non sono completamente ed irreversibilmente impazzito; tutto lo sproloquio precedente serve solo a ribadire che, quando la temperatura ambientale raggiunge i 20’ , per il sottoscritto non c’è scampo: le gambe vorrebbero andare, ma la testa dice no, ed è un no definitivo.

Venendo alla cronaca della giornata, devo dire che la mia gara era iniziata bene: l’arietta all?ombra era gradevole, quindi sono partito al mio ritmo tapascionico, di poco superiore ai 5’ . L’inverno quest’anno è stato lungo (fortunatamente per me), e non mi ero ancora reso conto che oggi, di colpo, la primavera fosse arrivata, con tutto quello che ne consegue.

Dopo quasi 3 km vedo il passaggio dei primi nel controviale: individuo Stefano Baldini, circondato da uno stuolo di atleti africani, e la vista di questi campioni gasa tutti noi podisti delle retrovie.

Poco dopo intravedo al lato della strada Carlos, che si ferma per farsi fotografare; peccato che, mentre mi giro per salutarlo, non mi accorgo che il nostro fotografo Roberto Mandelli rischia la vita entrando nel bel mezzo della strada per assolvere al suo compito: l’impatto è inevitabile ma, per fortuna, vista la mia modesta velocità riusciamo a non cadere.

Proseguo con il mio ritmo fino al km 7.5, dove pregusto un fresco spugnaggio, visto che già mi sto surriscaldando, invece prima delusione: spugne finite e solo due tavolini con 4-5 bacinelle d’acqua. Mi chiedo, è mai possibile che in una mezza con quasi 4000 partecipanti ci siano solo due tavoli per le spugne (già finite al mio passaggio, sebbene il sottoscritto, a quel punto della corsa, non sia neanche tra gli ultimi...)? Punto assolutamente da rivedere per le prossime edizioni. Pazienza, prendo l’acqua dalla bacinella e me la rovescio addosso, ma già mi sto innervosendo.

Rallento progressivamente fino al km 15, punto in cui mi trasformo improvvisamente in Homo Hypotalamicus: la metamorfosi deve essere stata abbastanza raccapricciante, in puro stile kafkiano, perché noto alcune podiste che mi osservano disgustate: tranquille ragazze, l’aspetto è inquietante, ma non mordo.

Gli ultimi sei chilometri sono tribolazione pura: nonostante le innumerevoli bottigliette d’acqua che mi rovescio in testa, so già che il mio destino è segnato: anche quest’anno la Stramilano mi riserva un tempo pessimo: 2h05’52”, no comment.

Neanche la consegna della medaglia al valor tapascionico lenisce la sensazione di disfatta, anzi, ne amplifica lo strazio.

Poco dopo taglia il traguardo il nostro amico Claudio55, che già avevo salutato alla partenza, e poi anche Carlos, con immancabile digitale al seguito: siamo distrutti e inguardabili, ma ci mettiamo ugualmente in posa per la foto di rito, tragicomica iconografia di trimurti tapascionica.

Manca solo il Compa per completare questa esilarante pantomima di squadra podistica, ma la sua imponente sagoma non si scorge all’orizzonte: probabilmente il caldo ha stroncato anche lui?

Stramilano 2007, aspettami: ho alcuni conti in sospeso da regolare!