Dopo il ritiro alla mezza di Novara, a Treviglio riesco di nuovo a tagliare il traguardo, e non per ultimo, il che per il sottoscritto è sempre un gran risultato. Questa maratonina  della città di Treviglio è una competitiva molto gradevole che merita di essere corsa, anche se alcuni dettagli non sono il massimo per una gara, appunto, competitiva e non una semplice tapasciata.

Mi riferisco precisamente ai ristori lungo il percorso (tre in tutto) che offrivano solamente acqua: è vero che molti runners che chiudono sotto i 90 minuti non si fermano neanche ai ristori e quindi sono indifferenti al riguardo, però tutti gli altri gradirebbero trovare anche gli integratori, di cui non esisteva traccia, e questo penso sia una pecca che andrà eliminata nelle prossime edizioni.

Arrivo con circa un’ora di anticipo nell’ampia palestra che serve da base logistica, completa di ottime docce calde di cui già pregusto l’utilizzo a gara ultimata. Non penso di incontrare facce note, perché tutti i podnettari sono alla Maratona di Busseto, invece è presente Pierangelo (Glisonip) con cui scambio due chiacchiere prima della partenza: ovviamente non gli chiedo di correre insieme perché lui è di un altro pianeta podistico rispetto allo Sciancato, e quando lui mi saluta per andare a fare riscaldamento fuori non lo seguo, io il riscaldamento me lo faccio standomene in palestra fino all’ultimo. Fuori infatti il clima è da brivido, quattro gradi sottozero!

Ho invece appuntamento con Fabio, un amico del gruppo sportivo Atletica Lambro, e assiduo lettore delle cronache podnettare, con cui correrò per tutto il percorso.

Quando esco in calzoncini e maglietta a maniche corte la botta di gelo mi tramortisce, per fortuna lo sparo d’inizio giunge puntuale e cos’ si parte: abbiamo deciso con Fabio che l’importante è chiudere sotto le due ore, e quindi procediamo ad un?andatura tranquilla di circa 5.20’ al km che ci permette di chiacchierare e di distrarci dal freddo. Il percorso è molto bello: usciti dal centro cittadino si procede lungo strade in aperta campagna leggermente ondulate, con i campi coperti dalla brina ghiacciata che dona al paesaggio un aspetto incantato. Dopo circa un’ora un pallido sole si concede una fugace apparizione e il clima diventa più tollerabile: ai ristori come dicevo solo acqua (gelata, ma questo ovviamente per cause ambientali di forza maggiore...), sento che qualche podista si lamenta della mancanza di integratori o bevande calde.

Lungo il percorso, ben presidiato dai volontari almeno negli incroci principali, non c’è anima viva a seguire la gara, ma d’altronde è facile intuirne il motivo: stare fermi per più di un quarto d’ora significa assideramento certo! vedo però che il nostro amico fotografo Roberto Mandelli è presente e resiste stoicamente alle intemperie scattando numerose fotografie.

Il nostro ritmo rimane stabile fino al 15° km e io spero addirittura di chiudere intorno a 1h50’, poi purtroppo i timidi raggi solari vengono offuscati da una nuvolaglia grigia portata da un vento gelido che inizia a soffiare insistente, trasversalmente e contrariamente alla direzione di corsa, come da contratto eolico in tutte la gare che si rispettino: probabilmente sono le avanguardie dei venti  siberiani di buriana che dovrebbero arrivare nella notte su tutto il nord Italia per far precipitare ulteriormente le temperature?

Il ritmo di conseguenza cala leggermente, anche se tutto sommato le gambe reggono bene, e quando giungo al rettilineo dell’ultimo km, posso considerarmi soddisfatto del tempo: infatti chiudo in 1h56’ e rotti, missione compiuta!

Le graditissime docce calde e il buon pacco gara finale segnano altri punti a favore di questa manifestazione che ha tutti i numeri per crescere ancora nelle prossime edizioni: io ci sarò senz’altro!