La pioggia dei giorni precedenti associata all’alta pressione hanno creato un clima da sud-est  asiatico lungo il Brenta in occasione di questa 21^ Venicemarathon: già sabato sera, mentre mi aggiravo alla disperata ricerca di un ristorante a Stra, (disperata non perché non ve ne fossero, ma perché erano tutti al completo, impossibile trovare un posto senza averlo prenotato) avevo notato con preoccupazione la densa nebbiolina che emanava il corso d’acqua. Ed infatti l’indomani mattina, appena metto il naso fuori dall’albergo, ho subito la certezza che oggi ci sarà da soffrire, come sempre.

La prima sofferenza però è provocata non dall’umidità equatoriale, ma dalla nuova logistica della partenza.

Da quest’anno la linea dello start non è più in centro al paese, con la sua capiente piazza nelle vicinanze, ma, per esigenze di coreografia televisiva, di fronte a Villa Pisani, gioiello architettonico della Riviera del Brenta.

Qualcuno di voi può fornirmi un esempio in cui le esigenze della Rai coincidono con le esigenze dei podisti? Ed infatti il risultato è scontato: bolgia infernale!

I camion della raccolta sacche sono posizionati oltre la linea di partenza, e per raggiungerli bisogna compiere un lungo tragitto che passa dietro il parco della villa: tra andata e ritorno saranno quasi 2 km , e per chi oltre al sottoscritto, prima di una maratona non ha voglia di scarpinare troppo questa è una grossa seccatura. Ma il bello deve ancora venire: i camion infatti occupano oltre la metà della sede stradale e nello stretto corridoio rimasto è inevitabile il crearsi di un blocco totale. Non ci si muove più, e quando sopraggiungono anche gli automezzi strombazzanti dell’organizzazione e delle telecamere RAI la situazione diventa incandescente: mi butto allora nel fangoso fossato a lato della strada pur di allontanarmi da quel sabba demoniaco. Giusto in tempo perché dopo pochi minuti percepisco distintamente alcuni colpi di doppietta, probabilmente alcuni cacciatori del luogo saranno stati prezzolati dalla Rai per un abbattimento selettivo di podisti, pur di liberare la strada: le esigenze televisive a volte comportano dei sacrifici… umani! 

Alle 9.15 in punto lo sparo d’inizio, è iniziata la mia 17^ maratona…

Siamo in tanti, oltre 6300, e il primo chilometro è molto lento per la ressa. Tantissimi gli stranieri e le graziose fanciulle, Venezia esercita sempre un fascino irresistibile per il gentil sesso.

Dopo appena due chilometri sono già fradicio, mi mantengo sul lato della strada opposto al Brenta, perchè dalle sua acque esce un vero e proprio muro di vapore… 

Ottimi come sempre i ristori, abbondanti e ben posizionati e, per l’occasione, presi d’assalto da tutti i concorrenti.

Tengo il ritmo dei pacer delle 4 ore, ed infatti passo alla mezza in 1h59 e rotti, apparentemente senza troppa fatica, ma so già che ben presto la musica cambierà.

Altra novità di questa edizione è il cambio di percorso verso il trentesimo km, con l’attraversamento del Parco del Giuliano a Mestre: che bello inserire una collinetta per permettere ai maratoneti di gustare la vista della laguna veneziana dall’alto! Onestamente quelle salitine al 1° km farebbero ridere, al 20° un po’ meno, al 30°… le eviteresti volentieri. Ho provato a chiedere ai tanti podisti lungo quei chilometri nel parco se gradissero la variazione: non ne ho trovato uno che fosse entusiasta. Eppure gli organizzatori hanno fatto tutto questo per noi, per farci più contenti… ah, l’ingratitudine umana è veramente senza limiti…

Nel tratto discendente della collinetta intravedo Rambo Benassi (un membro del famosissimo duo di indiani maratoneti) in netta crisi, procede al passo con le gambe martoriate dai crampi: vorrei chiedere anche a lui se il cambiamento di percorso lo avesse  reso felice, ma visto il soprannome bellicoso che si è scelto e visto soprattutto il paio di bicipiti di cui è fornito, preferisco evitare un quesito che potrebbe essere interpretato (!) come provocatorio; lo saluto comunque incitandolo sportivamente a non mollare; vorrei anche incitarlo a godersi il panorama della laguna, ma, per istinto di sopravvivenza, evito…

Poco dopo comunque arriva il mio turno, i primi crampi mi obbligano a ridurre drasticamente il ritmo fino ad allora abbastanza costante.

L’interminabile Ponte della Libertà è una prova di resistenza più mentale che fisica al termine del quale arriva, finalmente, il tratto che rende questa maratona unica al mondo: signori, la maestosità di Venezia è servita su un piatto d’argento!

I 14 ponti che devo affrontare a questo punto non mi preoccupano più di tanto, sono oramai rassegnato a superarli camminando in salita e corricchiando in discesa, quello che mi preoccupa è la premonizione degli artigli della Pantera di Gorgonzola che mi si conficcano nella schiena: per i pochi che non lo sapessero, la Pantera di Gorgonzola è la mitica Sabrina Tricarico, con la quale è in atto una simpatica sfida tapascionica…

Solo alla vista dell’ultimo ponte mi rilasso; taglio il traguardo con un tempo che non mi soddisfa molto, ma oggi non potevo realmente fare di meglio…

Brivido finale: ma ci daranno la medaglia? Con i tempi che corrono, e con le novità di questa edizione siamo ormai rassegnati ad ogni evenienza…

Ed invece la medaglia c’è, ed è anche molto originale, raffigurando la parte finale (chiedo venia, non conosco il termine tecnico) di una tipica gondola veneziana: bella!

Dopo il ritiro della borsa con gli indumenti… ecco gli artigli, ma adesso non fanno male.

Sabrina è raggiante, e ha ragione: realizzare il Personal Best su un percorso così difficile è una grande impresa, complimenti. Evidentemente la vista dall’alto della laguna veneziana ha esercitato su di lei, come su tutte le podiste romantiche, l’effetto voluto dagli organizzatori. Forse avevano ragione loro! A proposito, chi glielo dice a Rambo Benassi? Io no!