Monza-Resegone: …non ti curar di loro, ma guarda e passa…

Sara Valdo

 

In una gara come la monza-resegone dove l’organizzazione di squadra e l’armonia tra i componenti sono tra gli elementi principali per un buon esito, io ho commesso, credo, ogni tipo errore possibile, sono riuscita a fare tutto quello che non andava fatto….

Già da tempo mi girava per la testa la voglia e il desiderio di partecipare a questa grandissima manifestazione, contagiata dall’entusiasmo con cui il caro amico Marco l’ha sempre descritta.

Il primo problema era trovare due compagni di gara che potessero adeguarsi al mio passo e che fossero disposti a sopportarmi e ad aiutarmi in ogni possibile crisi, perché probabilmente tra i tre io sarei stata l’anello debole.

Mi sono informata in anticipo e ho cercato di valutare con attenzione il percorso, l’ altimetria e il regolamento; ho visionato foto e filmati, letto recensioni e commenti; non volevo trascurare nessun particolare ed essere abbastanza convinta di poter partecipare ad una gara forse fuori dalle mie possibilità.

Primo passo superato, ovvero squadra fatta; purtroppo l’entusiasmo si rivelerà solo personale, perché, nonostante l’informazione data per tempo non è stata recepita come mi immaginavo.

Passano i mesi e decido di sottopormi all’intervento laser per eliminare miopia e astigmatismo, e per motivi di lavoro, ma anche perché desideravo fortemente fare questa gara, fisso l’intervento a Bolzano per il 10 maggio, anziché a Verona previsto per il 24 dello stesso mese.

L’intervento va bene e la convalescenza da sport dura tre settimane.

Non appena il medico mi dà l’ ok corro la Cortina-Dobbiaco: 30km stupendi, ma faticosi, come è giusto che sia dopo lo stop post operatorio.

Mancano una ventina di giorni, forse troppo pochi per pensare di recuperare la forma per affrontare il Resegone, ma non volevo rinunciarvi.

Oltre alla mancanza di comunicazione, si sono verificati malumori, incomprensioni e altro, che hanno quasi annientato il mio entusiasmo tanto da farmi pensare di rinunciare a due settimane dalla gara.

Non riuscivo più a trovare la motivazione per affrontarla, non c’erano quei requisiti richiesti, ma non scritti nel tanto letto e straletto regolamento e che ingenuamente io ho trascurato.

Non sono riuscita per vari motivi, anche ad organizzare l’assistenza per la mia squadra, e sentendo quanto fosse utile averla, ho iniziato a preoccuparmi un po’.

Se devo essere sincera il panico è iniziato quando, il 13 maggio mi sono recata alla sede della SAM a consegnare lo zaino (con i miei indumenti): ero l’unica ad averlo solo per me e più mi guardavo in giro, più mi sembrava di vedere Atleti con la A maiuscola, non mi sono mai sentita così fuori luogo come in quel momento, anche se era solo apparenza, perché ero circondata da tanta gente simpatica e sportiva.

Il mio stato d’animo e la mia ansia erano talmente evidenti che i cari amici Roberto, Sabrina e Marco se ne sono accorti subito.

L’ansia passa un po’ più tardi in birreria.

Manca una settimana, l’ansia aumenta, continuo a chiedere informazioni a destra e a sinistra per cercare di organizzarmi nel migliore dei modi; si presenta un altro “problema”: come ritorniamo a Monza da Erve se nessuno ci segue in macchina?

La soluzione è andare con due macchine, ma causa impegni lavorativi dei miei compagni di squadra, non è proprio possibile partire da casa prima delle 14.30; troppo tardi, mi dicono alcuni amici, per portare su la macchina.

Per fortuna ci sono persone generose e grazie ai cari amici Roberto, Amedeo, Sabrina e Marco riuscirò ad organizzarmi e portare la mia macchina ad Erve il venerdì pomeriggio e trascorrere un bellissimo week end in Brianza ospite a casa di quest’ ultimi.

Manca una settimana e dopo una corsa fangosa fatta la domenica antecedente la gara, metto le scarpe in lavanderia per lavarle, ma il mio cane, ancora cucciolotto, se ne accorge e anche se con difficoltà riesce a raggiungerle e a distruggerle.

Affranta acquisto velocemente un paio nuove e cerco di indossarle il più possibile.

Arrivata in Brianza trascorro ore liete in compagnia di marco e sabrina, e del loro mondo; ho modo di visitare così anche il bellissimo parco di monza.

Ci si mettono anche i sogni, ne faccio uno un po’ funesto sulla gara che si rivelerà realistico.

Si avvicina l’ora della gara; dopo un bel riposo pomeridiano e un’ottima pasta preparata da Marco, ci prepariamo e ci dirigiamo, insieme al padre di sabrina e Maurizio, compagno di squadra di marco, all’Arengario.

Mi sembra di essere ubriaca tanto sono agitata, giro come una trottola per la piazza alla ricerca dei miei compagni, con il cuore in gola perché non li trovo, anche se so che sono arrivati.

Nel frattempo vedo Roberto e conosco i simpatici Peppe e Pandino; rivedo Massimo e la sua stupenda moglie, Gregorio Zucchinali e altri amici dei Runners Bergamo.

Il momento della partenza è il più emozionante che io abbia mai vissuto: le squadre vengono annunciate, posizionate sopra una pedana rialzata e presentate singolarmente; fantastico il bagno di folla alla partenza, lungo il viale un’ovazione accompagna ogni squadra sino a Erve, non immaginavo tanto pubblico.

La temperatura, anche se sono le 21.30, mi sembra alta con tanta umidità, sento molto caldo.

Non avendo l’assistenza, corro con un marsupietto, anche se non sono abituata, allacciato alla vita contenente torcia, chiavi della macchina, fazzoletti e qualcosa da mangiare, e in mano una bottiglietta d’acqua che devo usare con moderazione sino al primo ristoro, posizionato abbastanza lontano dalla partenza; i miei soci correranno con lo zainetto.

Intorno al 15° km sento che c’è qualcosa che non va, le gambe non girano, ho tanta sete e un gran caldo, la tentazione è forte bevo e mi bagno continuamente la testa e il corpo d’acqua; non dovevo farlo…i vestiti si sono inzuppati esageratamente d’acqua; purtroppo si passa dal gran caldo nei paesi, al vento e aria più fresca fuori città, al fresco della montagna.

Inizio a star male, mi viene la dissenteria, mi fa male la milza e ogni altro organo interno.

In una pizzeria acquistiamo 2 lattine di coca cola, ma non mi passa il malessere; è una sofferenza fisica e mentale; mi balena l’idea di ritirarmi ma mi dispiaceva per me e i miei compagni; demoralizzata dal 20 km circa inizio a camminare e lo farò sino a Erve.

Provo a correre ma sto troppo male; passano i km e anche le squadre, mi supera quella di Marco e anche quella di Zucchinali; “ sono in crisi” dico a ciascuno di loro.

Lungo il percorso ci fanno compagnia altre due squadre, anche loro alternano il cammino alla corsa.

Già ad Airuno siamo al di là del cancello orario previsto, a nulla sono serviti i miei calcoli sul passo da tenere per arrivare entro il tempo massimo.

La lunga salita da caloziocorte a erve è faticosa, ma un bellissimo panorama notturno della vallata appare ai miei occhi.

Affronto con fatica le scalinate, e anche a Erve mi passa per la testa l’idea del ritiro: se già al 36° km sono distrutta, non riesco più mangiare nemmeno una caramella né a bere, come potrò affrontare il Prà di Rat? Inoltre i giudici ci fanno presente che siamo in ritardo, ma non potevo mollare ora.

La crisi era forte; arrivo alla mia auto parcheggiata proprio all’inizio del sentiero e mi cambio; il pensiero era rivolto a Marco e Sabrina che erano su al rifugio ad aspettarmi; come avrei fatto ad avvisarli se mi ritiravo? E il mio zainetto e la consegna del chip? Era tutto la su. inoltre non poteva finire così; mi armo di coraggio e inizio a salire.

In condizioni normali avrei affrontato con più serenità il sentiero, la montagna la frequento e mi piace, ma sentivo una forte nausea e capogiri, la salita era interminabile, con passaggi faticosi; ogni tanto mi fermavo a prendere fiato e a far passare chi era dietro di me.

Il sentiero è bellissimo anche se duro e interminabile. Ormai sta albeggiando e finalmente sento le voci provenire dal rifugio: la nostra, dicono i fotografi sarà la foto più bella, anche se siamo praticamente gli ultimi, perché si vedranno le montagne.

Non riuscivo a crederci finalmente in cima; abbraccio sabrina che era li ad aspettarmi, “che gioia vederti”.

Sono felice di aver portato a termine questa gara, “avevi ragione Marco non ha paragoni e ti ringrazio”; ringrazio sabrina, Roberto, Massimo e tutti quelli che mi hanno aiutato, dato consigli, sostenuto e incoraggiato.

Non c’è stato momento in cui io mi sia pentita di aver partecipato a questo straordinario evento, sono molto felice e soddisfatta anche se arrivata oltre il tempo massimo…le sei ore sono solo rimandate.    

 

                                                                                                               Paginadi Sara