Un’emozione lunga 100km, il mio Passatore…

Sara Valdo

 

“Volli, sempre volli, fortissimamente volli”.

Mai, come in questa occasione, ciò che ho scritto è vero.

Tutto ebbe inizio alcuni fa quando mi venne messa la medaglia al collo della 100km, e io non sapevo nemmeno cosa volesse dire percorrere più di 18km…

Mi risulta un po’ difficile descrivere la grandissima emozione che ho provato lungo tutti i 100km; mentre correvo pensavo a come raccontare ogni attimo che stavo vivendo, il paesaggio visto, ogni suono udito o persona incontrata;non ho mai provato nulla di simile, cercherò di farlo sperando di non tralasciare nulla, ma è come se raccontassi un bellissimo sogno…

 

L’ansia della gara si è fatta sentire già da una settimana, accompagnata da grattacapi di lavoro, che non mi hanno permesso di riposare serena…

I giorni prima mi sentivo tesa come una molla…l’obiettivo era non mollare e arrivare a Faenza….

La vigilia avevo il letto coperto da tantissimi capi da corsa…non avevo idea di cosa mi potesse servire: se fa caldo, se fa freddo, se piove…boh…allora ho riempito un borsone e uno zaino.

 

Partenza ore 7.00 da casa, in modo da avere tutto il tempo per organizzarci, con calma; l’arrivo a Firenze è stato molto rapido e durante il viaggio sono riuscita, anche con l’aiuto dell’amico Carlo (che mi farà assistenza), a tranquillizzarmi un po’.

Espletate le operazioni di ritiro del pettorale e salutati un po’ di amici, ci siamo diretti verso la stazione per il pranzo, consumato alla tavola calda dei ferrovieri.

Qui conosco Silvio, un ultramaratoneta che ha partecipato alla Nove Colli e che partecipava anche lui al Passatore, e Lorenzo (Lore74), che mi racconta, senza voce, i disagi avuti con il treno speciale per Firenze.

L’emozione aumenta quando, dopo aver parcheggiato lungo l’Arno, inizio a prepararmi per la gara e ascolto i preziosi consigli di Carlo.

Velocemente mi dirigo in Piazza della Signoria,… non sto nella pelle…: molti atleti si organizzano riparandosi dal sole, sotto la Loggia della Signoria e dove c’è un po’ d’ombra.

Non riesco a sedermi, come fanno molti in attesa della partenza, perché sono troppo agitata e inizio allora a girovagare per la piazza e qui incontro Fabio, Paolo Fastigari (Fast), che non vedevo da un anno, e il suo amico Edoardo, e con loro parlo un po’ della gara; ne approfitto per bere un sorso d’acqua dalla vicina fontana, perché, causa il caldo e l’emozione, la gola comincia a seccarsi.

Incontro poi Stefano Scevaroli che mi dice di cercare divertirmi, sottinteso, credo, comunque vada.

Gironzolando vedo finalmente gli amici dell’Atletica Lupatotina; dopo aver fatto insieme qualche foto ci dirigiamo verso la partenza; incontro anche Daria; qui l’emozione aumenta, inizia un applauso che sembra un incitamento, un grido di battaglia e l’adrenalina sale alle stelle, fino al via: “Buona passeggiata” grida lo speaker.

Fantastico…il duomo mi sembra più bello che mai…decido di tenere un po’ il passo del mio amico Fabio, ma la prudenza non è mai troppa e lungo la salita per Fiesole (non me l’aspettavo così impegnativa) rallento, fa caldo e decido di seguire il mio istinto sull’andatura da tenere perché, continuo a ripetere a me stessa, l’obiettivo è arrivare!!!

Il panorama è bellissimo, la vista su Firenze mi toglie il fiato e mi accorgo che siamo saliti abbastanza di quota in pochi km.

Ad un certo punto il mio umore cambia perché ho un blocco alla digestione e non mi sento molto bene, come se stessi per vomitare; non ho digerito il pranzo e comincio a preoccuparmi, perché sono solo al 20°km.

Per fortuna incontro il mio accompagnatore che mi farà bere della Coca Cola fredda e così risolvo questa crisi.

Correndo incontro un eccentrico signore, di cui mi avevano già parlato: un pittore che corre con una cintura porta colori e una tela in mano e tra un km e l’altro dipinge il suo quadro.

Procedo più tranquilla incontrando alcuni amici, tra cui Enrico e Livio due signori conosciuti alla maratona della Mondadori, con i quali percorrerò alcun km e i cui consigli mi saranno molto preziosi.

Bellissimo il passaggio a Borgo San Lorenzo: ci sono anche i bambini che ci incitano e ci offrono acqua e limoni; sta arrivando la sera e in lontananza vedo delle nuvole, “speriamo non piova stanotte” penso.

Al ristoro di Razzuolo decido di cambiarmi, di mettermi la maglietta e in tasca lo spolverino, prima di affrontare l’ultima parte della salita che porta alla Colla di Casaglia; ormai sta venendo buio; provo a telefonare a mamma e Ivan per rassicurarli che sto bene e sto per scollinare, ma in mezzo agli appennini il telefono non riceve.

Reincontro Carlo che mi dice che ormai sono al Passo: al ristoro mangio qualcosina, ma non ho molta fame, e bevo un buon caffè, caldo; lungo il percorso non si vede molto bene la strada e decido così di proseguire con la pila, come faranno altri podisti.

Sia la salita, sia la discesa dal Passo, che percorrerò per la maggiorparte da sola, sono stupendi: sento il rumore del torrente e i grilli cantare; in cielo una bella luna e le stelle illuminano il cammino e gli alberi; bellissimo…

L’emozione è grande, ogni tanto scorgo in lontananza sulle colline paesini illuminati; forse tutta questa gioia mi ha aiutato a non soffrire il fatto di correre da sola, né il buio e nemmeno il sonno.

Inizia la discesa e conosco una simpatica ragazza, Paola Noris, con la quale ci presenteremo meglio ai ristori successivi.

Arrivo al ristoro di Casaglia, se non ricordo male, dove vengo accolta con calore da un simpatico signore che indossa un eccentrico grembiule e dopo qualche battuta divertente riprendo la discesa e arrivo a Marradi.

Qui incontro alcuni amici dell’Atletica Lupatotina un po’ in difficoltà e dopo aver mangiato, con fatica, al ristoro procedo per il mio cammino.

Carlo mi chiede più volte come va e come sto; “bene” gli rispondo sempre, e lui mi ripete, giustamente più volte, che la strada è ancora lunga e che una possibile crisi è sempre in agguato e potrebbe venirmi voglia di buttar via le scarpe e di non voler più correre.

Ha ragione …infatti ad un certo punto le gambe cominciamo a pizzicare un po’, mi sento un po’ stanca e sia Carlo che una signora che conosco, mi propongono di andare a fare dei massaggi, cosa che farò dopo altri due ristori a quello di San Cassiano, al 75°km.

Dopo aver fatto i massaggi e bevuto un buon te caldo, riprendo la mia corsa, bella arzilla; non me lo aspettavo: i massaggi sono stati un tocca sana e continuerò poi a correre fino al 95°km.

I km sembrano passare velocemente, primo perché sono segnati di 5 in 5, secondo perché non li vedo causa il buio e terzo perché, avendo deciso di correre nella direzione opposta al verso delle auto, le tabelle chilometriche sono posizionate proprio dalla parte opposta alla mia. O forse perché sto bene.

Dopo Marradi il paesaggio cambia, ci siamo abbassati di quota e nei prati vedo le lucciole.

Ad un certo punto chiedo a due persone a che km siamo e la signora mi risponde che ormai siamo quasi a Brisighella e da questo paese mancheranno poi solo 12 km all’arrivo: fantastico!!! Mi viene una pelle d’oca altissima

“Ho quasi finito” penso, ma tutto può ancora succedere.

Ormai l’alba è vicina e passando prossima a un panificio, sento un gradevolissimo profumo di pane caldo.

Al ristoro di Brisghella, raggiunto dopo una leggera salita, mi viene un groppo alla gola; l’emozione ritorna a farsi sentire; prendo come al solito un po’ di te caldo, un pezzo di pane e una zolletta di zucchero perché, come pure nella maggior parte degli altri ristori, sono le uniche cose che riesco a mangiare.

Sta salendo l’alba e insieme anche la gioia dentro di me, come pure un inizio di lacrime alla vista del 90° km; non riuscivo a crederci…ho mandato allora un sms sia a Ivan che a Chiara (si stava svegliando per andare al lavoro) perché ero sola e volevo condividere con qualcuno la mia gioia.

Nel frattempo mi raggiunge Carlo con la macchina perché era dal 78° km che non lo incontravo (l’avevo visto in auto che riposava un pochino); era stupito e contento nel vedermi già li…ne ho approfittato per cambiare gli indumenti, ormai un po’ umidi e riparto per gli ultimi 10km!!!

“Ormai è fatta” mi ripeto…e trattengo a fatica le lacrime…

Al 95° km un signore gentilissimo, che stava facendo anche lui assistenza a dei podisti, mi offre delle salviette profumatissime per rinfrescarmi il viso e mi fa molti complimenti.

Una signora in bicletta con un sorriso mi chiede “quanto è stata dura?”; io, con le lacrime agli occhi le rispondo “signora…ora non lo ricordo più!!!”.

Manca poco, cammino qualche km perché comincio a sentirmi stanca; prima dell’ultimo rettilineo Carlo mi dice che mi aspetterà all’arrivo…entro in Faenza, comincio a vedere un po’ di persone che mi fanno i complimenti e mi applaudono; mi dicono che mancano 800m e finalmente in lontananza vedo la piazza e …l’arrivo!!!.

Non riesco più a trattenere le lacrime, inizio a correre…ultimi 200 m.. ormai è fatta..non riesco a crederci; alle transenne vedo Carlo che applaude; ormai le lacrime scorrono come un fiume in piena e la tanto temuta passerella che porta al palco non la sento nemmeno…sono arrivata e non riesco a smettere di piangere dalla gioia…è un’emozione immensa, sto bene e sento il cuore che scoppia di gioia vedendo anche gli amici li al traguardo.

Una bella doccia e una buona birra fresca mi ristorano un po’. 

Stamattina mi sono svegliata come ogni altro giorno, sarà stato un sogno? Eh no!!! la medaglia e il diploma sono li sopra il letto…il sogno è diventato realtà 

Ringrazio con tutto il cuore le amiche Chiara, Stefania e Mary che con la loro pazienza mi hanno aiutato, ascoltato e sopportato in questi mesi di preparazione.

Un ringraziamento a Carlo che, con prezioni consigli e con la sua esperienza, ha saputo fornirmi supporto fisico e mentale, lungo tutti i 100 km.

A Ivan che non ha mai avuto dubbi.

Ringrazio tutti gli amici che, con la loro esperienza e affetto, hanno saputo darmi i consigli per affrontare questa bellissima gara, in particolare Stefano, Leone e Antonietta e gli altri che mi hanno sempre incoraggiata.

Un ringraziamento speciale va a chi, quando era con noi, mi mise al collo la sua medaglia della 100 km, che diede inizio a tutto e che lungo il percorso mi è stato vicino dicendomi “forza ragazza”; l’abbiamo percorsa insieme…come progettato in tutti quegli anni…io sul percorso, tu dal cielo.

grazie, questa emozione è per te”.

                    

                           

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