Sabato12/6
Ho trascorso la settimana antecedente questa bellissima gara con molteplici
preoccupazioni: “E se farà caldo? Uff…! Sabato sarò indisposta… E se mi
si abbassa notevolmente la pressione? E se…”. Nel pomeriggio sono andata da
mio padre; abbiamo ovviamente parlato della gara, e lui mi ha comunicato che
avrebbe gareggiato insieme a me, per me, condividendo le mie preoccupazioni.
Questo mi ha in parte tranquillizzata: avrei avuto almeno qualcuno al mio
fianco, un uomo che conosco bene e che conosce i miei limiti e le mie paure, il
mio “personal trainer”. Nel corso dello stesso pomeriggio, puntualmente, ho
avuto l’altra sorpresa, quella che desideravo meno. Avrei quindi affrontato la
corsa in uno stato fisico non favorevole.
Domenica13/6
Dopo una notte per nulla tranquilla (mi capita spesso prima di una gara
importante), alle 4.30 avverto dei rumori provenienti dalla cucina; mi alzo e
scorgo il mio uomo, pallido in viso, che si lamenta. Non sta bene, ha dolori
molto forti alla schiena, e glielo si legge in viso. Preoccupata, chiamo i suoi
genitori, i quali salgono e gli fanno una puntura di Voltaren. Nel frattempo
inizio a lottare contro la mia coscienza: vado o non vado? Non so che fare.
Inizio comunque a prepararmi, pensando e ripensando, con un grosso nodo in gola.
La mia decisione propenderebbe più per il restare a casa. Già verso le 5.40,
tuttavia, il colore e l’espressione del viso del mio compagno paiono mutati,
“normalizzati”; gli chiedo come va, e lui mi risponde di sentirsi
decisamente meglio: “vai, puoi stare tranquilla”. Comunque combattuta e con
un senso di colpa, forse ingiustificato, prendo le mie cose, lo saluto e parto
per Cassano. Lì incontro mio padre, e con altri membri del mio gruppo (G.P.G.
88) saliamo sul secondo pullman, quello che sarebbe dovuto partire alle 6.15, ma
che invece ha iniziato la corsa solamente alle 6.35. Durante il tragitto inizio
a sentire dolori al basso ventre, ma cerco di non pensarci. Chiamo a casa: tutto
va bene, per fortuna. Sono un po’ nervosa per la gara, osservo mio padre che
parla con gli altri, ma non lo ascolto: la mia mente è altrove.
Eccoci a Lecco, finalmente!!! Sono le 7.30 circa; ci dirigiamo verso il
banchetto delle iscrizioni a ritirare i tagliandi, con mio padre che inizia a
salutare a destra e manca. Io mi guardo attorno, cercando di riconoscere
qualcuno: non vedo nè Fast, nè Tex. Guardo il cielo, coperto dalle nubi; ho
freddo, e c’è un po’ di vento che inizia a spaventarmi. Il massaggiatore,
un conoscente di mio padre, mi porta su uno scalino, mi fa accomodare ed inizia
a massaggiarmi le gambe…un toccasana! E’ lì che Fast mi raggiunge; mi
saluta, gli presento il mio babbo, già ansioso di partire, dopodichè mi alzo,
mi preparo e via… si parte!!! Io e mio padre, infatti, non facendo la
competitiva, partiamoprima.
I primi km attraversano Lecco. Si corre sull’asfalto, al margine della strada.
C’è vento, e devo ancora riscaldarmi. Dopo qualche km svoltiamo a destra e
scendiamo verso la riva del Lago; è lì che Fast ci raggiunge e, come una
saetta, ci passa a fianco, ci saluta e procede nella sua veloce corsa, mentre io
e mio padre procediamo lentamente. Mancano ancora
Finalmente arriviamo a Groppello d’Adda, a poco più di un km dalla fine. Ci
imbattiamo nell’ultima salita, che mio padre mi “permette” di affrontare
camminando a passo sostenuto. Arriviamo alla “mitica” fontana di Groppello,
una sosta obbligata durante le nostre frequenti gite in bici: ci rinfreschiamo,
bagnandoci la testa, poichè nel frattempo è uscito il sole, e riprendiamo a
correre verso l’arrivo, ormai rilassati, contenti, carichi. Siamo al giro di
pista finale; sento ormai mia madre ed altre persone del mio gruppo incitarci
con le loro urla: “Dai Sabry! Forza Pino!”. Inizio nuovamente a
“galoppare” felice, e sorridendo arrivo alla meta. Sì!!! Papà mi guarda
dedicandomi il suo prezioso “Brava Sabrina!”.
E’ una gara che merita assolutamente di essere vissuta, con un percorso
stupendo e un’ottima organizzazione.