Venerdi 8 Giugno. Mancano 16 giorni.

Alle 16 schizzo fuori dall'ufficio, tempo un'ora ed entro in casa, dopo un'altra mezz'oretta ho già divorato un piattino di spaghetti ed una fettina di crostata che saranno la fonte glucidica dalla quale attingerò energia durante la gara di stasera. Gara per modo di dire, ho si il pettorale ed il chip, ma per me questo è un test importantissimo in funzione del mio sogno, perchè correrò stasera, domani pomeriggio e domenica mattina. Non sono corse lunghe, in totale saranno circa 30 km, ma sono toste, soprattutto quella di domani, e riuscire a superare questi tre sforzi ravvicinati sarà la conferma che quasi ci siamo. E cosi mi dirigo verso Sovico, arrivo con un bel po' di anticipo, senza saperlo trovo un comodissimo parcheggio a due passi dal ritrovo e vicino a me parcheggia un macchinone stracarico di Gamber ed ex Gamber super competitivi. Velocissimo e ben organizzato il ritiro pettorale e riconoscimento, ci sono gli spogliatoi lì vicino ma ormai sono abituato a cambiarmi in macchina e non sono l'unico perchè i miei vicini di parcheggio fanno lo stesso. Sarà un presentimento o non saprei come chiamarlo ma essere da solo senza la compagnia di nessun amico è una cosa che non mi mette di buon umore. Una battuta, uno scherzo, un po' di chiacchiere ti rilassano, non ti fanno pensare che stai per affrontare una gara, ti farebbero vedere con occhio diverso quella banda di scatenati italiani e no che di queste garette non se ne perdono una. Probabilmente sarei meglio disposto ad accettare il fatto che stasera si arriva ultimi senza ombra di dubbio, basterebbe solo scambiare qualche battuta....ed invece un po' mogio parto per il mio solitario riscaldamento e lo stretching e quando è ora mi metto in fondo al gruppone che più in fondo non si può. Lo speaker ci comunica che dovremo fare due giri da 4,4 km ciascuno, siamo in 238, io mi guardo intorno per cercare disperatamente qualche sagoma a forma di Compa giusto per potermi attaccare a qualcuno che potrebbe andare al mio passo, macchè, sono tutti magri e tirati, le ragazze hanno fisici da runner aggressivi, manco un bel paio di ciapett...stasera qualcosa non va. Bang, si parte, neanche cento metri e siamo io ed un ragazzo con la canotta rossa assolutamente non tecnica a chiudere il gruppo. Andiamo uno di fianco all'altro per un po', al secondo km recuperiamo uno che dice ad un addetto: "mi hanno tirato dentro, è la prima volta che faccio una corsa" ed io che di corse ne ho già fatte un mare lo riprendo dopo 10 minuti? Non va, stasera non va di testa, una voce nel mio emisfero cerebrale di sinistra mi ripete "piano Max, piano e più piano", ma dall'altro emisfero una voce mi dice: "ti rendi conto che stai facendo schifo?". Però vado avanti tranquillo ed ad un certo punto il percorso mi mostra la parte più suggestiva. Si entra in un giardino e c'è una bella salitella su sterrato. L'avevo già notato domenica scorsa, quando vado in salita ed il ginocchio non da fastidio non solo non mollo, ma vado su con una gran volontà, la velocità è ovviamente quella che è ma mi diverto quasi di più che andare sul piano. E proprio su quella salitella ne passo altri due, almeno ultimo no. Chiudo il primo giro con un tempo fin troppo buono, sono riuscito se non altro a non farmi prendere dagli scatenati che staranno già arrivando ed avendo sempre dentro quella strana sensazione tiro un po' il freno a mano. Nel secondo giro per noi poveri tapascioni l'unica compagnia è quella di un po' troppe macchine, ma gli addetti si dannano per permetterci di non avere grossi problemi. Al secondo passaggio prendo volentieri una spugna bella fresca ed una bottiglietta con la quale mi faccio una doccia. Non è caldissimo ma è molto umido, l'acqua serve proprio. Seconda volta nel giardino e sulla salitella passo un altro runner in evidente difficoltà ed appena arrivato in cima.....in difficoltà ci vado io. Dalla gamba arrivano segnali per niente positivi, quel presentimento, quella strana sensazione di sottofondo era quello. Rallento tantissimo, cambio passo, poi comincio a camminare, qualche spiritosone in macchina fa degli apprezzamenti sul mio vigore atletico, quello rantolante mi ripassa, siamo nelle vicinanze di Milano ed è un classico che ad un incrocio due in macchina riescano a litigare perchè non si può passare, il mio cervello immagazzina tutte queste informazioni mentre nel profondo del mio animo non riesco a credere che con tutto quello che ho fatto per guarire ci sono ancora dentro in pieno. Ma ormai mancano 400 metri, riprendo a corricchiare ed il fastidio è leggerissimo, arrivo sul rettilineo finale, la banda dei pifferai in costume sta suonando ed io concludo con un passo da jogging e sento su di me lo sguardo di parecchie persone che sono li al traguardo ad applaudire la nostra fatica, ma la mia prestazione non strappa nemmeno un "forza".

Da tanto che sono sopra pensiero non riesco neanche a gustare una bella fetta con la nutella, bevo un bicchiere di the quasi senza accorgermene, torno alla macchina e a malapena scambio due chiacchiere con i compagni di squadra.

Torno a casa per niente soddisfatto, sarà borsa del ghiaccio tutta la notte, come andrà domani non lo so proprio. E non solo domani.