Martedi 29 Maggio. Mancano 26 giorni.

 

So’ mago. Giornata moscia e fiacca come avevo previsto ed allora vi racconto il bellissimo allenamento di ieri sera.

E’ tutto il giorno che piove (finalmente) e quando piove il traffico a Milano e dintorni s’aggroviglia. Arrivo cosi a casa alle 18.45, ciao moglie, ciao figlio, mi cambio con la velocità di Fregoli quando era ingessato, vista la temperatura frizzantina opto per la mia maglietta della Milano Marathon (non credevo l’avrei messa ancora prima di Ottobre) e quindi faccio pandant con le scarpe della maratona (stanno tirando le cuoia, dico sempre che le butto, ma non solo non ci riesco, le uso ancora) e poi fuori dal portone e via di corsa. Avevo in mente di fare il giro dei 14 km dei Gamber al Parco, cambio idea perché so bene che in alcuni tratti sarà un lago e non ho voglia di prendere la macchina, ed allora di corsa cosi come viene. Tanto lo immagino già dove mi porteranno le gambette. Appena si passa il cancello della Porta Agraria sembra di entrare in un altro mondo. Dritto la in fondo c’è il retro della Villa Reale con i suoi giardini, il verde dei prati e dei boschi soppianta di colpo il grigio dell’asfalto e del cemento, il muro di cinta attutisce ed ovatta i rumori del traffico. Si sarà capito che io sono un po’ di parte, ma entrare qui dentro, credetemi, è sempre un’emozione particolare. Quando arrivo sul Ponte delle Catene finalmente vedo che sotto di me il Lambro è ritornato ad essere un fiume, il livello si è alzato parecchio e le “chiare, fresche e dolci acque” color marrone scorrono limacciose portando a valle pezzi di tronchi ed altre amenità raccolte chissà dove grazie all’inciviltà e all’inquinamento urbano.

Come entro nei giardini della Villa capisco che sarà una serata straordinaria. Sto percorrendo in totale solitudine il vialetto in salita ed uno scoiattolino aspetta che mi avvicini per tagliarmi la strada, praticamente a qualche centimetro dai piedi. E’ un robino color rosso-marroncino, una coda che sembra un piccolo piumino per far la polvere, e scappa veloce ad arrampicarsi sull’albero dall’altro lato. Come arriva a metà si ferma e gira la testolina come a guardarmi, come a dirmi “visto come sono bravo? Visto come sono agile? E tu dove vai?”. Quando piove la pace che si respira normalmente qui dentro è ancor più amplificata. Il ticchettio delle gocce di pioggia sulle foglie insieme al cinguettare degli uccellini coprono qualsiasi rumore, non c’è bisogno di andare fin sulla Luna per trovare il Mare della Tranquillità, io l’ho trovato qui a pochi passi da casa. Percorro qualche viale asfaltato per vedere se c’è qualcun altro ma stasera il popolo dei podisti ha deciso di prendersi una pausa. Mi viene in mente il consiglio del fisiatra “anche un po’ di salita” ed allora visto che sono quasi in zona cosa c’è di meglio della salitella del ristorante? Tranquillo vado su e come arrivo in cima lo spettacolo è stupendo. C’è un praticello davanti ad un boschetto e proprio li due leprotti grigiolini zompettano mostrandomi il sotto coda bianco. Quello più vicino si nasconde subito dietro ad un albero e mi cura, nel caso mi avvicinassi è pronto a scattare. Ma non ho nessuna voglia di spaventarli, mi sposto sul bordo della strada più lontano e continuo. Seconda risalita e loro sono ancora li, un po’ nascosti nell’erba alta ma si vedono bene le orecchie che spuntano. Alla terza risalita capisco tutto: sono due piccoli che stanno brucando l’erba, in mezzo alla strada stavolta c’è la mamma che sorveglia. Beh, se è l’ora della pappa, avete tutto il diritto di stare tranquilli. Mi fermo di colpo, torno indietro di qualche passo in puro stile Gamber, mi giro e me ne vado. Quando passo davanti alle cucine del ristorante i profumini che escono dalle finestre aperte sono come una coltellata nel fegato: accidenti a voi, guardo l’orologio per la prima volta. Sto correndo da 53 minuti, lo stesso tempo dell’altra sera a Cusano, ma rimango basito perché non mi sono minimamente accorto che sia passato tutto questo tempo. Mi piace da matti questo allenamento sotto la pioggerella, vado avanti accorgendomi che riesco a tenere sempre lo stesso passo costante, tranquillo, come sento che sto aumentando un pochino rilasso le braccia, respiro più profondo, devo continuare cosi per tutti questi giorni che mancano. E certe volte mi faccio paura da solo. Arrivo leggermente in spinta davanti al portone di casa, chiudo il crono, ho corso 1h30’05” e sono le 20.30.05”. Non sento fatica anzi sento di averne ancora, non sento fastidi ne dolori, ho una pace nel cuore e nella mente semplicemente fantastica. Domani si riposa, ed in queste condizioni di spirito non vedo l’ora che arrivi mercoledì.