Mercoledì
23 Maggio 2007. Mancano 32 giorni.
La sveglia
suona alle 6.15. Alle 7.10 passa il pullman sullo stradone, non lo devo perdere.
Alle 8 sono già in ufficio. Soliti riti impiegatizi e controllo posta. Il cuore
ha un sussulto vedendo un indirizzo, apro il messaggio e l’emozione si fa
strada. Le mani cominciano a tremare. C’è scritto: "caro Massimo,
iscrizione confermata, siete il numero
7". A
scrivermi è il comitato organizzatore della
Monza Resegone. Sapete tutti cosa mi è capitato due mesi fa e cosa ci sarà fra
un mese. Giro subito la mail ad Antonio e Gianluca e come le mani smettono di
tremare mi affogo nel lavoro. Ma per tutto il giorno la testa è li su quella
mail, l’orologio mentale è puntato sulle 17.00: mi sono preso mezz’ora di
permesso, stasera si corre. Poco dopo le 18 esco di casa, attraverso i binari
della ferrovia, Porta Agraria, parte il crono, si va. Non ho un’idea ben
precisa di dove andare, mi lascio condurre dall’istinto, percorro boschetti,
le rive del Lambro, entro nei giardini della Villa Reale, li c’è una
salitella leggera e lunga che mi piace, che so che mi fa bene, quando arrivo in
alto tiro due respironi per calmare il fiatone e ridiscendo e poi risalgo. Fa
caldo, per fortuna che questi posti li conosco come le mie tasche, dietro
la Villa
c’è un fontanino, mi ci butto sotto.
Percorro due volte il giro dei giardini, poi esco, andiamo sui vialoni a vedere
un po’ di gente. E come metto piede sul Viale Mirabello li vedo arrivare. Io
li chiamo “il trio Resegone” due uomini ed una donna, ci stanno dando
dentro. Mi vengono incontro, sfilano via veloci, mi piace vederli correre,
auguri a voi, auguri anche a me. Scendo verso il Lambro passando davanti alla
scultura del tavolone e poco dopo il trio lo sento arrivare da dietro. Sono già
qui, ma quanto viaggiano questi! Mi affiancano ed ho modo di vederli bene: in
testa c’è quello alto e magro con i capelli bianchi, poi lei, un soldo di
cacio tutta muscoli e nervi, dietro quello che sembra il più giovane, che
sembra avere il passo più pesante, però è li e non si stacca. Mi accorgo che
vanno avanti ma non mi hanno “sverniciato”, per un bel po’ li ho a tiro,
vuol dire che anche io non sto proprio camminando. La tentazione di stargli
vicino è fortissima, ho giusto un po’ di magone perché loro tre sono
insieme, noi tre (per colpa mia) non abbiamo ancora fatto un allenamento
insieme, poi mi vedo davanti l’espressione sorridente di Mario che mi dice:
“piano, Max, piano e ancora più piano”. Si Mario hai ragione, ho già
sbagliato troppo ultimamente, li lascio andare e per non cedere in tentazione mi
fermo ad una fontanina. E poi Mulini Asciutti, parcheggio di Villasanta, il mio
“tunnel”, pratone Agraria, si esce dal Parco, binari da attraversare, ancora
500 mt e sono a casa. Fermo il crono, non l’ho mai guardato, 1h20’ ed un
grande regalo: a parte qualche piccolo segnale nessun dolore alla gamba. E poi
sarà stretching, doccia, cena, un altro grande sogno chiamato Milan. E prima
della camomilla e dell’aspirina, prima che arrivi mezzanotte ed il sonno,
telefono ad Antonio. “Max, che numero siamo noi? Sette. Quante coppe ha vinto
il Milan? E’ destino, il Resegone ci aspetta…”
A domani.
