Ciao a tutti, soci, ospiti e curiosi.

Io sono Giuseppe, e, per colpa di uno squinternato, soprannominato “Laurietto”

Piaccia o non piaccia i nomi non si scelgono e questo, ormai, tocca tenermelo.

Al momento la mia attività (lavorativa) principale è l’attesa della data della pensione che, forse, arriverà prima della prossima estate.

Sono nato in un paese del profondo Sud (Licata) nell’ormai lontano 1950, per l’esattezza il 15 giugno.

La situazione di quegli anni ’50, ha portato me e la mia famiglia a vagare, al seguito dei flussi migratori dell'epoca, tra sud e nord fino al 1960 quando, per non far torto a nessuno, ci fermiamo al centro e precisamente a Roma.

Era l’anno delle Olimpiadi e, allora non avevamo la TV, ma l’eco delle imprese di Berruti e Bikila arrivò lo stesso per meravigliare quel bimbetto che aveva il fiatone solo a salire le scale di casa.

L’altro contatto con l’atletica lo ebbi quando, alle medie, mi capitò come professore di ginnastica il grande Roberto Frinolli.

Ero un bimbo gracilino e, anche per le apprensioni materne mi sono tenuto ben lontano da ogni attività sportiva.

D’altra parte, ero negato già di mio e poi il calcio che, anche allora, era considerato l’unico sport in assoluto, proprio non mi piaceva.

Ma ecco che arrivano velocemente gli ultimi anni ’60. C’è l’incontro con la mia futura “Signora”, ci sono gli anni delle lotte studentesche e, subito dopo, il matrimonio (1974), la figlia (1976) e il figlio (1980).

Visto? Ancora nessun accenno ad approcci sportivi.

Al passaggio dei 50 anni, superato un enorme imbarazzo e con grande vergogna, imparo a nuotare!!!!

A 54 anni fatti, finalmente e per assoluta combinazione, arriva la corsa.

Nel 2004 scopro che vicino al posto, dove avevo ricominciato ad andare in vacanza, viene organizzata una gara podistica di 24 chilometri. Visto l’ampio tempo massimo concesso ai concorrenti, per scherzo e per sfida con me stesso, un mese prima inizio a fare qualche giro intorno all’isolato.

Arrivo all’appuntamento massacrato a tal punto da pensare di fermarmi al primo rifornimento, però, nonostante tutto, riesco ad arrivare in fondo.

Già, proprio in fondo ma non ultimo!!!!

Da quel momento parte la passionaccia.

La prima maratona la faccio dopo sei mesi.

Naturalmente, tutto senza allenamenti programmati, ma col solo piacere di farcela.

Arrivare sempre e comunque. 

Con la maratona comincio a girare per l’Italia, non disdegnando qualche puntatina all’estero. Durante questi viaggi ho l’opportunità di scoprire e conoscere tanta gente che, come me, intende questo sport: senza ansie se non quelle legate alla fatica e, soprattutto, come una sana competizione con se stessi.

In internet ho trovato una bella comunità di podisti con i quali, superato le iniziali timidezze e gli imbarazzi, anche tecnologici, ho immediatamente trovato un grande feeling.

Sono belle persone, piene d’entusiasmo e rispettose di tutti: dal più forte al più scarso; ma il grande pregio è che tutti sono dotati di una grande dose d’ironia.

Con molti c’è stata già occasione di incontrarsi di persona e ogni volta è stata una piacevole scoperta.

Tra i componenti di questo gruppo, ho scoperto una “setta carbonara” che, come dicevano i latini “nomen omen” (il nome è un presagio), si chiama “Brigata Tapasciona”. Il legame con questi soggetti è stato così immediato che sono stato subito accolto in un gruppo di “filosofi”, a loro collaterale, chiamato “Bottom Runners” (ricordate? “nomen omen”).

L’apertura delle frontiere e l’applicazione, anche se in ritardo, del trattato di Schengen, mi ha finalmente aperto, con mio grande onore, la porta di questo gruppo di sconvolti.

Sono diventato anch’io un Tapa-socio!!!!!

Buone corse a tutti e arrivederci da qualche parte.

 

 

                                                        

 

Le mie cronache da brigatista:

9 Novembre 2008 - La mia gara numero 100 !

23 Novembre 2008 - Milano City Marathon

14 Dicembre 2008 - Maratona di Reggio Emilia