09 aprile 2006 “A piè fra le preare” (tradotto “a piedi tra le cave”)

Sara Valdo

 

Anche le tapasciate, o corse non competitive, possono avere qualcosa di interassante da raccontare…

Come è noto un po’ a tutti la Valpolicella (provincia di Verona), oltre a dare i natali a buoni vini, è affermata sin dall’antichità per i sui marmi pregiati; in particolare Sant’Ambrogio di Valpolicella, paese in cui si è svolta questa corsa non competitiva, è conosciuto per essere situato su un territorio “insediato” da  vigneti e particolarmente ricco di pietre, denominate “marmi” in campo commerciale.

I marmi di Sant’Ambrogio sono stati menzionati nel passato da artisti famosi, quali Leonardo da Vinci, il Vasari, Michele Sanmicheli, Iacopo Sansovino.

Un dipinto di notevole importanza del Mantegna, esposto agli Uffizi, denominato “La Madonna delle cave”, riporta come paesaggio di fondo la zona della Chiusa di Ceraino.

Il ritrovo della manifestazione, organizzata dal G.P. LA FRATELLANZA,  è localizzato in un ampio spazio sede della Mostra del marmo; tre i percorsi proposti: km 4,5-7,5 e 16 ondulati.

Il riconoscimento ai partecipanti consiste in una bottiglia di vino Doc  “Cantina Valdadige”, versando un contributo di 2,00 Euro.

Personalmente ho scelto il percorso più lungo, primo perché li scelgo sempre, secondo perché, essendo la prima volta che partecipavo a questa corsa, volevo vedere più cose possibili di questo percorso.

Dopo qualche km pianeggiante, il tragitto inizia a salire e si snoda lungo un bel percorso sterrato in mezzo al bosco, dove in alcuni tratti appare alla vista un bel paesaggio della vallata, anche se il tempo non è soleggiato e non è proprio limpido.

Si continua a salire sino a raggiungere un piccolo paesino, San Giorgio, che custodisce al suo interno un particolare gioello architettonico: e' un’ antichissima pieve.

La chiesa attuale, uno degli esemplari piu' puri dello stile romanico con campanile, tre absidi a oriente e il bellissimo chiostrino, e' stata costruita verso il 1200. Del tempio pagano, su cui sorge la chiesa, sono state conservate e utilizzate un'ara romana dedicata "soli et lunae", cinque colonne rotonde e tutte diverse, un architrave ora pilastro. Nelle adiacenze della chiesa e canonica si trovano enormi blocchi di pietra lavorata. Lo stupendo "Ciborio" longobardo, ora altare maggiore, e' del 712. Alla primitiva chiesa cristiana appartiene l'abside a occidente, ora ingresso principale (affrescata all'interno) e probabilmente anche il grande fonte battesimale per immersione, di pietra e tutto d'un pezzo.

Vale la pena, anche se si è di corsa, fermarsi un attimo e ammirare questa chiesa.

Qui siamo oramai intorno al 14° km circa; una veloce discesa mi riporta in tempi brevi al luogo di partenza e al ristoro finale.

Un po’ di the, qualche saluto a vari amici, e anche questa corsa domenicale si è conclusa in modo molto piacevole, certo faticando per le salite, ma alleggerendo lo spirito e la mente trascorrendo un po’ di ore in mezzo al verde e ammirando le meraviglie della natura e dell’uomo.

 

 

                      

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